di Marco Brunacci
PERUGIA – Le liste d’attesa sono una questione molto seria. In Umbria sono state declassate a trito argomento di compagna elettorale. Risultato: la candidata che ha detto: “Le azzero in tre mesi”, ci ha vinto le elezioni e ora conta sulla memoria corta del popolo umbro.
Adesso però resta il problema enorme, serio e tutto intero.
Si sa di alcuni tentativi maldestri di tagliare le code di questa amministrazione.
Quella di chiamarle in un altro modo sembra abortita, come pure quella di contarle in maniera diversa (per paziente invece che prestazione).
Resta il massiccio, sempre più massiccio, ricorso ai privati. E il santo aiuto dei professionisti del Sumai, che però possono agire in cui percorso prefissato.
Ma ecco un modo per “abbatterle” che non è ammissibile: il salto del canguro delle richieste.
Tra le tante segnalazioni di ritardi e di casi umani che vengono segnalati alla redazione, alcune stimolano una riflessione.
Magari sono frutto dell’esasperazione comprensibile dei pazienti costretti a file inammissibili, magari è per il crescente senso di fastidio per la politica che vende sempre più parole utili solo alle cortine fumogene della propaganda e si occupa sempre meno di soluzione dei problemi.
Quindi sono sicuramente falsi tutti i presunti allarmi, per sentito dire.
Ma serva come un invito a vigilare, perchè non succeda mai.
Spieghiamo: la “richiesta canguro” è quella che consente di saltare la fila (ricordate gli emendamenti canguro nel Parlamento di alcuni decenni fa?). Con il sistema antico: un cittadino paziente ha il numero telefonico di un potente, di Perugia o Terni che sia, lo bombarda di telefonate, finché l’ipotetico potente non chiama Tizio o Caio. E con questo sistema, per quella richiesta specifica (canguro), si possono guadagnare settimane o anche mesi.
Il sistema però è il peggio del passato. E nel passato remoto va mantenuto.
In attesa che arrivi invece qualche buona notizia almeno sul continimento dei finora bruttissimi numeri delle liste.
Pronti a ringraziare i privati (lo facciano anche i ciechi adoratori del totem della sanità pubblica) e i sacrifici dei professionisti del Sumai.
Con la massima attenzione ai “canguri” di ogni ordine e grado.


