Ospedale di Terni, De Rebotti: «Il project financing costerebbe 2,3 miliardi di euro»

Per Luca Simonetti i numeri emersi dall’analisi della commissione tecnica fanno venire i brividi. Costi imponenti che delineano un quadro di profonda insostenibilità economica per il progetto di partenariato pubblico-privato, presentato durante la precedente legislatura e recentemente bocciato dai tecnici

La realizzazione del nuovo polo ospedaliero di Terni torna al centro del dibattito in Consiglio regionale attraverso un’interrogazione del capogruppo del Movimento 5 Stelle, Luca Simonetti. L’esponente della maggioranza ha chiesto chiarimenti definitivi sui costi e sulla sostenibilità del progetto di partenariato pubblico-privato, presentato durante la precedente legislatura e recentemente bocciato dai tecnici. Secondo quanto emerso dalla risposta dell’assessore, Francesco De Rebotti, i numeri dell’operazione avrebbero raggiunto costi record. La relazione tecnica del gruppo interdirettoriale ha infatti evidenziato che il valore stimato del contratto nel periodo di concessione avrebbe raggiunto la cifra di 1,99 miliardi di euro più Iva, per un totale complessivo di circa 2,3 miliardi a carico di Regione e Azienda ospedaliera.

L’istruttoria che ha portato alla chiusura negativa del procedimento il 12 settembre 2024 ha sollevato forti dubbi anche sulla congruità delle stime iniziali. I costi di costruzione, calcolati in 340,9 milioni di euro, sarebbero stati definiti attraverso criteri parametrici senza fare riferimento ai prezziari regionali ufficiali. Questa mancanza di trasparenza nei costi preventivati, unita a canoni di gestione considerati fuori mercato, ha spinto l’amministrazione a dichiarare la non fattibilità dell’opera sotto forma di project financing. Dura la reazione di Simonetti, che ha definito «da brividi» le cifre esposte dall’assessore. Il consigliere ha sottolineato come l’operazione avrebbe vincolato risorse pubbliche enormi senza nemmeno includere i costi per le strumentazioni mediche necessarie. Simonetti ha poi criticato l’atteggiamento del Comune di Terni e delle opposizioni, che continuano a sostenere un modello di finanziamento ritenuto insostenibile, ribadendo che la strada per il nuovo ospedale deve passare esclusivamente attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche certe e trasparenti.

«I numeri emersi dall’analisi della commissione tecnica fanno venire i brividi. Costi imponenti che delineano un quadro di profonda insostenibilità economica. Il valore complessivo del contratto nell’arco di trent’anni, comprensivo di IVA, avrebbe superato i 2,3 miliardi di euro. Nonostante un costo di costruzione stimato in 340 milioni, la sola quota investimento che l’Azienda Ospedaliera avrebbe dovuto versare al partner privato per ripagare l’opera ammontava a circa 856 milioni di euro. Una volta terminata la costruzione, l’Azienda avrebbe dovuto sostenere un canone annuo complessivo di circa 57 milioni di euro per gestione e servizi. In breve, non sussistono le condizioni per dichiarare la fattibilità dell’opera. Questo è il punto politico centrale. Non siamo di fronte a una valutazione sommaria o ideologica, ma a un procedimento tecnico concluso formalmente con esito negativo, sulla base delle relazioni del Gruppo interdirezionale istituito nella passata legislatura» afferma Simonetti.

Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio Regionale prosegue: «Sul piano politico e amministrativo – continua – desta perplessità anche la nomina ad assessore nella nuova giunta comunale guidata dal sindaco Stefano Bandecchi di Sergio Anibaldi, project manager del progetto stadio-clinica e del project financing per l’ospedale. Una figura che oggi detiene deleghe estremamente rilevanti – dall’urbanistica ai lavori pubblici, dal PNRR alla pianificazione – e che pone un evidente tema di opportunità e possibile conflitto di interessi rispetto a un progetto sul quale si è già espresso
negativamente un organismo tecnico regionale. E poi Bandecchi viene in consiglio regionale a dirci che il nuovo ospedale di Terni lo fa con 180 milioni. In questa sede non possiamo e non vogliamo prendere in giro i cittadini».

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