di Marco Brunacci
PERUGIA – È stata proprio una giornata difficile quella del 13 agosto, quando la giunta Proietti, forse sperando nel ponte di ferragosto, ha varato due delibere scottanti.
La prima che aumenta il ricorso alla sanità privata da parte della Regione rispetto a Tesei, ricorrendo ad essa anche per le prestazioni chirurgiche e portando al massimo consentito dalla legge i fondi pubblici destinati al privato, per tentare di combattere le liste di attesa in 10 mesi più che raddoppiate.
La seconda è ‘l’indirizzo politico’ dell’ottimo assessore all’ambiente cinquestelle Thomas De Luca che, dopo 10 mesi di difficoltà, partendo dal “no”, a forte contenuto ideologico, al termovalorizzatore (che avrebbe chiuso il ciclo rifiuti in tre anni) e dopo l’inevitabile ampliamento delle discariche, sceglie la strada (ahinoi teorica e di frontiera) degli impianti Waste to Hydrogen.
La grande stima per l’assessore e lo spirito di collaborazione ci hanno imposto di fare una ricerca, interpellando siti e persone, al fine di dare un contributo alla impervia decisione della Regione, segnalando, con la consueta franchezza, le non poche criticità.
Per cui, eccoci qua.
Intanto, quale sarà l’effetto per il cittadino umbro?
-Innanzitutto ci sarà un problema di tempi. Perché il prodigioso sistema – risulta a Umbria7 – non sarà a regime prima di 8 anni dal 2026. Nel frattempo si andrà avanti, per anni 8, con l’ampliamento delle discariche, vera bomba ecologica dell’ Umbria (l’ottimo assessore, ne siamo sicuri, ne converrà).
-ora i costi. Sì, perché occorrerà trovare almeno 300 milioni di euro di fondi pubblici che oggi non ci sono (ne sono stati previsti solo 10 dalla Regione dopo aver dissanguato gli umbri di tasse), sempre che non si voglia lanciare un progetto pubblico- privato, ovvero anche qui dare soldi a quei cattivoni dei privati (e in questo caso sarebbero gli attenzionatissimi operatori del settore rifiuti).
-poi ecco – terza questione – le problematiche ambientali, perché occorrerà realizzare 5 nuovi grandi impianti che trattano rifiuti con tutto quello che ciò comporta in termini dí inquinamento (fumi, rumori, odori, pericoli e possibili proteste). L’assessore De Luca dovrà presto dire dove verranno fatti. E ricorrere alla sua straordinaria simpatia per convincere i meno entusiasti.
-poi ci sono i problemi di mantenimento degli impianti, che siti specializzati ritengono molto costosi. Il cittadino pagante – mediante nuovi incrementi della Tari (dopo le tasse regionali ai massimi) – se ne dovrà farsi carico.
-infine, sarà necessario un ulteriore, inevitabile incremento della (non amata) raccolta differenziata. Facendo due conti andrà spinta fino a raggiungere livelli record in Europa. Con possibili scenari inquietanti per il futuro degli umbri: dovranno trasformare le case in pattumiere? si scateneranno le guardie ambientali con nuove presumibili controlli e multe verso i cittadini? e, ciliegina sulla torta, anche in questa fase arriveranno nuovi incrementi Tari?
Insomma, il cittadino si dovrà far carico – ecologicamente e dando altri soldi alla Regione – di una scelta che è un salto nel buio perché, tra otto anni, dopo tutto questo, potremmo anche scoprire che non funziona, semplicemente perchè nessuno oggi è in grado di assicurarlo.
Ma l’ottimo assessore De Luca è entusiasta di una tecnologia che per certo costringera’ i cittadini umbri a svenarsi.(magari i tassatori salveranno ancora la fascia Renzi, contando sul loro voto) quando nessun’altra regione si è fatta avanti per testare questo (carissimo) meccanismo, mentre risulta che paesi ecologicamente molto più avanzati preferiscano termovalorizzare i rifiuti con i nuovi, puliti, sicuri impianti. Avendo certezza di chiudere il ciclo dei rifiuti senza costringere i propri cittadini a fare da cavie, pagando pure di tasca loro il conto e salato.
Ps. Un sospetto: ma non è che da queste parti circola qualche “dottor Stranamore de noantre” in vena di fare esperimenti?


