di Marco Brunacci
PERUGIA – I motivi per cui la scelta di provare a chiudere il ciclo dei rifiuti in Umbria con l’idrogeno è nella sostanza un’amenità, lo abbiamo già scritto e per chi fosse curioso linkiamo qui sotto il pezzo.
Ma il diluvio di critiche arrivato sul progetto da parte di ambienti di ogni genere, sia politici che scientifici, ambientalisti e realisti, con il medesimo slancio, ci permette di chiedere alla giunta regionale un precipitoso cambio di rotta per evitare un’altra Waterloo all’Umbria, una povera regione con già tanti problemi da non meritarsi un altro grosso guaio.
Cosa serve? Un intervento della presidente Proietti a tutela dei cittadini.
Intervento in due fasi: prima dovrebbe lodare l’assessore al ramo rifiuti De Luca per il suo entusiasmo e per il suo spirito innovatore.
Contemporaneamente dovrebbe ricordargli una data: il 2029 è la dead line per le discariche umbre.
E così si chiude la questione come fosse solo un eccesso di zelo, dovuto alla alte temperature del 13 agosto, data sciagurata anche per la delibera sulla sanità ai privati.
Il progetto De Luca – lo scrive in delibera – prevede che si inizi con l’affidare a tecnici uno studio di fattibilità.
Tempi tecnici? Da uno a due anni per avere risposte, le quali potrebbero essere negative. Perché la delibera, di fatto, col candore di cui è capace il meraviglioso assessore all’ambiente, ammette che nessuno sa se il geniale sistema innovativo funzioni.
Una volta finito lo studio, ammesso che arrivi il teorico placet, per realizzare a spese (salatissime) degli umbri, a colpi di Tari, gli impianti ad hoc, ci vorranno 8 anni.
Solo dopo qualche mese dal funzionamento – siamo occhio e croce nel 2035-36 – si potrà sapere se, all’atto pratico, l’idrogeno potrà essere l’idea vincente per chiudere il ciclo dei rifiuti.
Come si vede, questa soluzione non sta ne’ in cielo ne’ in terra.
La Regione Umbria in realtà può fare solo due cose:
- Allargare le discariche umbre
- Far ricche le regioni attrezzate, tipo la rossa Emilia Romagna, portando loro camionate di rifiuti (e facendo poveri i cittadini umbri che dovranno pagare il trasporto e la bolletta).
Avendo detto no al termovalorizzatore, per i motivi ideologici noti, altre strade non ci sono. O almeno non sono prospettabili in tempi che abbiamo il 2029 come limite.
Meglio fermarsi subito. Non è proprio tempo di esperimenti sciagurati per l’Umbria già tanto provata.


