Economia, l’eredità Tesei: l’Umbria cresce ed è nella media nazionale, bene l’occupazione, manifattura sotto osservazione

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Il report di Bankitalia sul primo semestre del 2025, in attesa delle mosse di Proietti. La sfida anche per il neo presidente di Confindustria, Urbani

di Marco Brunacci

PERUGIA – È uscito l’aggiornamento sullo stato dell economia umbra di Banca d’Italia rispetto al primo semestre 2025.
L’economia nazionale, come quella locale è un treno che si mette in movimento lentamente rispetto a nuovi input o iniziative o disposizioni o linee guida.
Non sfugge a nessuno quindi che questi risultati, nel bene e nel male, vanno ascritti alle politiche economiche della giunta Tesei. Ed è una osservazione ovvia.
A questo va aggiunto che, in campo economico, non è facile capire come si muoverà la nuova Giunta Proietti.
Per ora solo alcuni interventi spot per segnalare il ritorno della sinistra al Governo.
La premessa è indispensabile che concludere che la vituperata giunta Tesei chiude il suo mandato economico con un risultato che è in linea con i dati nazionali: crescita allo 0.6%, creazione di posti lavoro leggermente migliori della pur buona media italiana, consumi più vivaci, infine segnali di ripresa del mercato immobiliare con relativo aumento delle richieste di mutui.
Resta la questione della manifattura: l’Umbria mostra difficoltà, in alcuni settori è ferma, in altri perde smalto.
Su questi dati parte anche la nuova governance di Confindustria regionale, guidata del neopresidente Gianmarco Urbani. Una bella sfida.
1.Intanto il primo numero: nel semestre iniziale del 2025 la crescita dell’attività economica umbra è rimasta contenuta, scrive Bankit, «secondo le nostre stime basate sull’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER), il PIL è aumentato dello 0,6 per cento, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, in linea con quanto osservato nel Paese».
2.Segue l’analisi del dato: «L’industria ha risentito della debolezza di fatturato e ordinativi, che si è estesa alla componente estera. Sulle esportazioni hanno pesato i primi effetti, diretti e indiretti, dell’inasprimento dei dazi da parte degli Stati Uniti. Il clima di fiducia delle imprese è rimasto basso e le attese sono progressivamente peggiorate. L’elevata incertezza legata alle crescenti tensioni commerciali e alla perdurante instabilità del contesto globale si è riflessa sui piani di investimento, che prevedono livelli di spesa modesti, pure con riferimento al prossimo anno».
3.Nell’edilizia «si è esaurita la lunga fase di sviluppo. Vi hanno inciso il venir meno dei generosi incentivi fiscali per la riqualificazione degli immobili residenziali e il rallentamento degli investimenti pubblici e degli interventi di ricostruzione post-sisma».
4.Invece nel terziario l’andamento è rimasto positivo. «Il settore ha tratto beneficio dalla crescita dei consumi e dal contributo fornito dal turismo, che ha confermato la fase di robusta espansione avviatasi all’indomani della pandemia. Le presenze hanno continuato ad aumentare in tutto il territorio regionale, più intensamente per le strutture extralberghiere e da parte della componente straniera. Il traffico passeggeri dell’aeroporto regionale ha raggiunto un nuovo massimo», scrive Bankit.
5.Un dato confortante: «La situazione economica e finanziaria delle imprese si è confermata solida. Le disponibilità liquide risultano ancora ampiamente adeguate alle necessità operative e le valutazioni delle aziende sulla capacità di generare utili sono rimaste sostanzialmente inalterate». Mentre «il credito al settore produttivo ha continuato a contrarsi, in particolare per le piccole imprese». Tuttavia «la riduzione dei tassi di interesse ha favorito nei mesi più recenti un recupero dei prestiti al settare manifatturiero, tornati a crescere dopo più di due anni». E in questo contesto un altro segnale positivo: «La qualità del credito è migliorata; l’incidenza delle nuove posizioni deteriorate è tornata su livelli assai contenuti nel confronto storico».
6.Ora il migliore dei numeri del report: «L’occupazione ha continuato a crescere in misura sostenuta, più intensamente tra le donne e i lavoratori autonomi. Anche nella componente alle dipendenze è aumentata la creazione di nuove posizioni lavorative, estesa a tutte le classi di età e alle principali tipologie contrattuali. In un contesto di crescita delle forze di lavoro, la riduzione del numero di persone in cerca di occupazione ha determinato un calo del tasso di disoccupazione».
7.Il favorevole andamento del mercato del lavoro «si è riflesso nella positiva dinamica del potere di acquisto delle famiglie, in parte attenuata dalla ripresa dell’inflazione di beni alimentari e servizi». Ed ecco che «i consumi sono cresciuti più che in Italia e sono stati ancora sostenuti da un ampio ricorso alle relative forme di credito. Sono tornate ad aumentare le erogazioni di mutui per l’acquisto di abitazioni, in connessione con la ripresa del mercato immobiliare».

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