di Marco Brunacci
PERUGIA – C’è una nota della maggioranza in Regione sui rifiuti che è un piccolo capolavoro letterario, il quale passerà alla storia dell’Umbria di questo periodo, perchè fa alcune affermazioni che sarebbero solo divertenti non fosse che incideranno sulle tasche dei soliti noti, chi paga le tasse in questa regione. Riportiamo qui di seguito la nota, con note a margine per chiarire bene a che punto siamo arrivati.
- Per gli umbri (con l’eccezione, che abbassa pure la media, della felice Todi del sindaco di Forza Italia, Ruggiano) la Tari, la tassa sui rifiuti, costa il 20% in più rispetto alla media nazionale: 51 euro in più. E’ una cifra al top rispetto alle regioni italiane. L’Umbria vince tutte le Olimpiadi delle tasse. Medaglia d’oro già conquistata, ma con la concreta possibilità – dicono proiezioni accreditate da studi già effettuati – che nel 2026 si raggiungeranno nuove vette con un aumento della Tar di un ulteriore 9%. Umbria7 aveva già scritto tutto, ma non stiamo neanche a citarci. Era una previsione facilissima.
- Dopo 14 mesi di governo, la maggioranza, nel suo documento, afferma che, comunque, la colpa è di chi ha governato prima. Evviva. Va tutto bene. In realtà il governo di centrodestra, che ha preceduto questo qui del campo largo delle meraviglie, aveva trovato una situazione d’emergenza e quindi aveva riprofilato le discariche. Ma soprattutto aveva deciso di costruire in Umbria un termovalorizzatore per cambiare radicalmente la situazione. Non stiamo neanche a ricordare che il primo atto di questo nuovo governo regionale di sinistra, prima ancora di far sballare le liste d’attesa in sanità, è stato quello di cancellare la soluzione al problema rifiuti in discarica: il termovalorizzatore.
- Non fosse che i rifiuti sono e saranno sempre più una stangata per i disgraziati umbri che pagano le tasse, andrebbe segnalata come una gag da film di Checco Zalone la soluzione proposta dalla maggioranza (tutti hanno firmato) che attualmente governa l’Umbria: allargare la raccolta differenziata (già decisamente elevata, ma che oltre un certo limite in ogni caso non può essere fisicamente spinta) e non chiudere il ciclo dei rifiuti. Quindi il campo largo ha una sola strada, anzi due: più residuo in discarica e allargamento delle discariche (si preparino Orvieto e Città di Castello), oppure, alternativamente, mettere i rifiuti in camion e farli incenerire in altre Regioni (anche quelle rosse, ma non fesse) che usano questa tecnica così tanto arretrata, che è stata scelta dalla Danimarca, Norvegia, Svezia, Austria, notoriamente Paesi in via di sviluppo, dove vanno col calesse e fanno i conti a matita (e devono ancora inventare il Commodore, figurarsi se hanno quel fior di computer con gli ultra chip che di sicuro usano nel nuovo Palazzo Donini).
- Il documento della maggioranza chiarisce che non esiste più nessuna soluzione all’idrogeno. Umbria7 il 13 agosto scorso l’aveva segnalata come una solenne sciocchezza. Sarà mica una conferma della nostra tesi?
- Su una cosa il documento firmato da tutta la maggioranza fa però chiarezza. Dice che, in tema di rifiuti, come in tema di tasse il governo regionale, la giunta Proietti ha scelto una linea estremista, di sinistra-sinistra. In Umbria, ora ufficialmente, non c’è più il centro del centrosinistra.
Le tasse hanno seguito il criterio di colpire una classe sociale (il ceto medio), ritenuta evidentemente avversaria di questa sinistra di governo umbra, salvo che il conto finiranno per pagarlo tutti, a partire dai più deboli, perchè non è così facile instaurare una Repubblica socialista sovietica dentro l’odiato sistema capitalistico occidentale ancora vigente in Europa.
ECCO IL TESTO DELLA MAGGIORANZA SU RIFIUTI E TARI
“È quasi commovente osservare la Lega tornare ciclicamente a parlare di rifiuti e Tari con lo stesso spartito da anni: sciorinando numeri a caso senza conoscere davvero la materia e proponendo soluzioni vintage e negazioniste a sfide moderne. È singolare, per non dire bizzarro, che proprio chi ha governato Comuni e Regione per decenni, lasciando in eredità aumenti esponenziali delle tariffe, oggi provi a travestirsi da paladino delle famiglie umbre. Indicare nell’assenza di un inceneritore la causa dei rincari non è solo un errore tecnico, è una vera e propria operazione di presa in giro dei cittadini volta a nascondere la realtà dei fatti”. Lo dichiarano i consiglieri regionali di maggioranza all’Assemblea legislativa dell’Umbria.
“Parliamoci chiaramente, lontano dalla propaganda: i calcoli della Tari – evidenziano – non si inventano la mattina al bar, ma si basano sui Piani Economico Finanziari (PEF) redatti dai gestori. Per il PEF 2025, ad esempio, ci si basa sui costi reali e certificati del 2023, controllati e validati da Arera. In sintesi, per chi avesse problemi di memoria, gli aumenti che i cittadini pagano oggi e pagheranno il prossimo anno sono l’effetto chiaro e diretto, la responsabilità consequenziale e il timbro indelebile della gestione Tesei. È la loro eredità che bussa alle tasche degli umbri. E mentre oggi gridano allo scandalo, è bene ricordare che il dinamico duo Melasecche-Tesei non si è fatto troppi scrupoli nel permettere che le discariche umbre fossero riempite con 50 mila tonnellate di rifiuti provenienti da fuori regione, in barba a ogni logica di tutela del territorio e andando contro il Piano dei Rifiuti votato da loro stessi. Hanno trasformato l’Umbria in una pattumiera d’Italia e oggi hanno pure il coraggio di dare lezioni di efficienza. Ci spieghino Tesei e Melasecche con quale logica hanno svenduto le riserve strategiche della regione aumentando i flussi contro le decisioni dell’Assemblea legislativa, per i fabbisogni di aziende extra-regionali”.
“Puntare oggi su un termovalorizzatore per risolvere il problema dei rifiuti – aggiungono – è come pretendere di affrontare la sfida dell’intelligenza artificiale con un Commodore 64. È una scelta tecnologicamente superata, rigida e totalmente incompatibile con i modelli di economia circolare che l’Europa ci chiede. I soldi per un inceneritore dal costo di oltre duecento milioni e che sarebbe entrato a regime tra almeno 10 anni, non piovono dal cielo, ma finiscono dritti nella Tari per i prossimi decenni. L’impianto va ripagato, mantenuto e, soprattutto, alimentato. Ecco dove cade il castello di carte della Lega: l’inceneritore non riduce la Tari, la aumenta ulteriormente. Per essere economicamente sostenibile deve bruciare quantità enormi di rifiuti per anni, rendendo di fatto inutile e sconveniente la loro gestione virtuosa. Non dobbiamo dimenticare, tra l’altro, che l’incenerimento, probabilmente, sarà inserito nelle Emission Trading, che vuol dire in soldoni che si dovrà pagare per emettere CO2. Inevitabilmente costi che saranno caricati sui cittadini”.
“In una regione piccola come l’Umbria, un mostro del genere potrebbe stare in piedi solo smantellando il modello del riciclo e importando ancora più rifiuti da fuori, trasformandoci definitivamente in un hub di smaltimento nazionale. Il vero nodo della Tari – concludono – non è la mancanza di un camino che fuma, ma il ritardo strutturale accumulato da chi ci ha preceduto su impianti di riciclo, trattamento dell’organico e tariffazione puntuale che premi i virtuosi. Continuare a vendere l’inceneritore come la pozione magica è la strada più facile per la propaganda, ma la più costosa per i cittadini. L’Umbria merita un sistema moderno ed europeo, non un salto all’indietro che condannerebbe un’intera generazione a pagare i debiti di un modello già fallito. La Lega si rassegni: il futuro non si costruisce con le fiamme, ma con l’innovazione che loro non hanno saputo (o voluto) vedere”.

