DIEGO DIOMEDI
L’era del confezionamento individuale a tutti i costi sta per giungere al termine, segnando un cambiamento epocale nel modo in cui consumiamo prodotti quotidiani. Quello che per decenni è stato considerato il simbolo massimo della praticità e dell’igiene personale, ovvero la bustina di plastica monouso, si prepara a diventare un reperto del passato. L’Unione Europea ha tracciato questa rotta attraverso il nuovo Regolamento sugli imballaggi, una normativa ambiziosa che mira a eliminare alla radice quegli scarti che, pur essendo minuscoli nelle dimensioni, generano collettivamente montagne di rifiuti impossibili da smaltire correttamente.
Il provvedimento colpisce in modo diretto e profondo il settore dell’ospitalità e della ristorazione, trasformando radicalmente l’esperienza nei bar e nei fast food. Non vedremo più sui tavoli le classiche bustine di ketchup, maionese o senape, né quelle dello zucchero o del sale. Al loro posto, la normativa impone il ritorno a sistemi di distribuzione collettiva come i dispenser ricaricabili o i contenitori comuni, soluzioni che riducono drasticamente l’impiego di plastica vergine. Allo stesso modo, il settore alberghiero dovrà rinunciare alle iconiche linee di cortesia in formato miniatura. I piccoli flaconi di shampoo, bagnoschiuma e lozioni che popolano i bagni degli hotel saranno sostituiti da erogatori fissi, eliminando uno dei principali flussi di rifiuti plastici legati al turismo.
Questa stretta normativa nasce da una necessità ecologica non più rimandabile, poiché il problema principale delle bustine non risiede solo nel loro volume complessivo, ma nella loro composizione materica. Questi imballaggi sono spesso realizzati con strati accoppiati di materiali diversi, come plastica e alluminio, che rendono le operazioni di riciclo estremamente complesse e costose, se non del tutto impossibili. Di conseguenza, la maggior parte di questi oggetti finisce direttamente nei termovalorizzatori o, nel peggiore dei casi, dispersa negli ecosistemi marini. L’obiettivo europeo è dunque quello di forzare un passaggio verso il riutilizzo, cercando di ridurre i rifiuti totali di imballaggio del quindici per cento entro il 2040.


