PERUGIA – Democrazia sovrana popolare Umbria esprime la propria contrarietà all’ipotesi di chiusura dell’Isuc e lo fa tramite il suo coordinatore Giuseppe Gasparri.
L’Istituto, si legge in una nota di Dsp, svolge «un lavoro di conservazione della memoria della storia della comunità umbra dal 1974 e ha realizzato un notevole serie di pubblicazioni su temi di storia locale. L’Isuc inoltre gestisce una biblioteca specializzata di circa 5.000 volumi, un archivio fotografico, una rivista semestrale. Nonostante l’esiguità delle risorse assegnate all’Istituto e la mancanza di personale (c’è solo un dipendente regionale assegnato) esso ha garantito la fruibilità di questo patrimonio culturale e ha organizzato, solo nel 2025, nove convegni e pubblicato due numeri della rivista con importanti e variegati contributi».
Continuano da Dsp Umbria: «Nel corso della presentazione del volume del cinquantesimo dell’Istituto, Alberto Stramaccioni, l’attuale presidente, ha evidenziato che “l’Isuc ha vissuto con 4 leggi istitutive, 4 statuti ma non ha ancora una sua autonomia gestionale e va avanti con una certa precarietà nella gestione amministrativa. Abbiamo il contributo annuale dell’Assemblea legislativa ma non l’autonomia per assumere ricercatori o personale da impiegare, finora sono stati dislocati nell’Istituto vari impiegati ma chiediamo che l’Assemblea legislativa gli riservi un’attenzione particolare, scongiurando un lento declino. Può essere ricompreso in un’altra struttura, oppure mantenere il profilo istituzionale con una fondazione, con i privati”».
E ancora: «Ci sembra che questa sia la strada corretta da percorrere e non quella indicata dalla presidente del Consiglio Regionale, che sembra aver annunciato una decisione non partecipata e condivisa nemmeno dalla maggioranza. Ci sembra grave questa disattenzione verso il mantenimento di un patrimonio storico perché la identità di una comunità si costruisce, in primo luogo, con la memoria delle sue vicende. Non stupisce che la maggioranza di sinistra che governa l’Umbria, evidentemente ispirata ideologicamente dal globalismo della finanza predatoria, non si preoccupi di questa necessità».


