TERNI – Una ragazza che si sarebbe gettata nel Nera. Un allarme che ha visto impegnati, per ore, vigili del fuoco, soccorso speleologico, polizia di Stati. Un allarme che per fortuna è rientrato. Ma la mobilitazione è solo l’ultima di una lunga catena: aggressioni al 118, chiamate al 113, zuffe, schiamazzi, minacce di gesti inconsulti, a volte, purtroppo, portati a termine.
Nella maggior parte dei casi i protagonisti sono conosciuti alle forze dell’ordine. Sono persone che vivono un disagio sociale e psicologico. «Sono sempre le stesse». Persone emarginate, alle prese con qualche forma di dipendenza, allontanate persino dalle loro famiglie perché queste ultime stanche di aggressioni e violenza.
Per loro, in pratica, sembra esserci solo la cronaca nera. Gli operatori di polizia, quelli del 118, fanno presente che sono loro a dover fronteggiare le fasi di emergenza, che poi sono situazioni molto delicate dove basta poco o nulla perchè degeneri.
Per queste persone non sembrano esserci altri tipi di risposta. I servizi di contrasto alle dipendenze, quelli psichiatrici, da anni sono sotto organico e in strutture non sempre all’altezza della situazione. I posti letto nelle comunità di recupero e assistenza, si contano sulle dita di una mano e sono costosissimi per la collettività. Una situazione per tanti aspetti bloccata, che pure richiederebbe un welfare cittadino che non spetta a poliziotti, operatori del 118 e vigili del fuoco gestire.


