TERNI – Stefano Bandecchi, nella protesta per accelerare la realizzazione del nuovo Santa Maria di Terni, trova alleati preziosi. Figure politiche che testimoniano che la battaglia per il nuovo ospedale non è solo una questione di bandiera ma un’opera pubblica che tutto l’arco costituzionale dice di volere, anche se in tempi sono molto diversi. La Regione è ferma sull’analisi del sito e spara cifre esorbitanti (fino a 780 milioni di euro) mentre il Comune punta a Colle Obito, alla ristrutturazione e ampliamento dell’esistente (con 280 milioni).
La mobilitazione di Bandecchi nasce dal fatto che la Regione, quando nella sede dell’Arpa ha presentato lo studio sulle aree idonee, non da dato risposte certe. Anzi. Ha allontanato il traguardo: non ne ha individuata una su tutte e non ha accennato ad alcun finanziamento. Perciò il sit in, che ha visto come protagonisti i soli assessori e consiglieri del Partito di Bandecchi.
Ora si schierano i battitori liberi. Scendono in campo, a pressare la Regione sulla necessità di un grande investimento ospedaliero, il “sanzionato” Francesco Ferranti” (il collegio regionale dei probiviri di Forza Italia lo ha sospeso per due anni dal suo partito) e Valdimiro Orsini (consigliere di opposizione). Sia Orsini che Ferranti si uniscono alla protesa di Bandecchi dopo aver appreso dal presidente Proietti, ancora una volta in Arpa, che ci vogliono ancora undici mesi per sciogliere il nodo della location.
«A questo punto – tuona Ferranti – ogni amministratore che ha a cuore il futuro di Terni dovrebbe partecipare al sit in sotto le finestre della Regione». Così, giovedì 5 febbraio, a Perugia, ciascuno con i propri mezzi privati e tutti gli altri con il pullman di Bandecchi, arrverà un nutrito esercito di manifestanti
