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Il day after del referendum/1. Umbria, Proietti bocciata. Perugia, Ferdinandi leader pronta per Roma. A Terni, la versione autolesionista del centrodestra

Qui il peggior risultato tra le regioni dove ha vinto il No, nonostante il background rosso fuoco. Perugia in controtendenza, fiore all’occhiello del Patto Avanti. A Terni i numeri dicono No, la sensazione è che abbia perso il Sì

di Marco Brunacci

PERUGIA – Tre riflessioni sul day after politico del referendum sulla giustizia, che tutto è stato meno che un referendum sulla giustizia. Iniziamo dai risultati di Umbria, Perugia e Terni.

  1. Il No e la sinistra non sono andati bene: come abbiamo già sottolineato, tra le 17 regioni dove ha vinto il No, l’Umbria ha la percentuale peggiore. Una bocciatura per le super tasse messe da
    Proietti ai contribuenti umbri senza alcun motivo e la sua incapacità di dare una risposta alle questioni sanitarie dopo 16 mesi, a partire dalle liste d’attesa in costante aumento. L’allarme arriva da sinistra. Ma non è aria di cambiamenti di linea. Si continuerà, da quel che si capisce, ad andare a sbattere ora qui ora là.
    Il centrodestra ha motivi per sperare: conquistata spazi, si consolida in altri. Ma a Roma devono dare segnali di risveglio che non stanno arrivando.
  2. Il Comune di Perugia è il fiore all’occhiello del centrosinistra in Umbria, interamente a trazione Vittoria Ferdinandi: della sua giunta nessuno sa ed è meglio così, dei partiti di maggioranza non vi è traccia alcuna, tra un po’ saranno oggetto di un “cold case”: chi li ha così brutalmente sterminati?
    Perugia è il Patto Avanti di successo, sinistra senza infingimenti e il sorriso contagioso della sindaca, meticoloso nella comunicazione politica, sempre curando anche la propaganda, e cercando di evitare le trappole del percorso amministrativo, per ridurre al minimo gli
    argomenti che possono diventare munizioni dell’opposizione. Meglio non fare che esporsi ad attacchi. Il massimalismo si evoca, al massimo si enuncia, non si pratica.
    Il limite di questo progetto vincente? Ferdinandi intristisce e si sfinisce a tagliare nastri e benedire processioni laiche e religiose.
    Il suo futuro è la politica di sinistra. Se qualcuno le vuol bene deve mandarla appena possibile in Parlamento (avviso ad Avs: Ferdinandi vale 10 volte la Salis genovese).
    Il Comune di Perugia è anche il buco nero del risultato del centrodestra in Umbria. Perugia è persa, senza e senza ma. Il romizismo è solo un ricordo e, quel che conta di più, è che si è
    dissolta una parte decisiva del consenso elettorale di Andrea Romizi, quel mondo cattolico ormai arruolato nella fanteria del Patto Avanti.
    Come non venire cancellati da Perugia è il tema del centrodestra umbro per i prossimi mesi.
  3. Eccoci a Terni: i numeri dicono che ha vinto bene il No, nonostante la campagna fatta anche dal sindaco Bandecchi, nella sua nuova versione moderata, da statista. La sensazione però è che abbia perso il Si, per quella malattia che dai tempi di Ciaurro, grande personaggio e leader, affligge il centrodestra: protagonisti piccosi, ognun per sè, preferiscono perdere che far vincere il compagno di banco, l’obiettivo è mantenere una propria minima fetta di potere. Il centrodestra o riesce a guardare oltre se stesso, fuori dal ristretto ambito, o riuscirà nell’impresa – a tutt’oggi non facile – di restituire il Comune al centrosinistra ternano, per quanto si sforzi di essere sovietico.
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