AURORA PROVANTINI
TERNI – A leggere con attenzione le 38 pagine della sentenza del Tar sulla clinica stadio, c’è una presenza ingombrante: la stessa clinica privata. Fin dalle prime battute si comprende che la struttura sanitaria non può far parte della partita. Perché la Regione non la ha mai autorizzata e ancor prima perché non è possibile redigere un piano economico finanziario facendo affidamento su una clinica convenzionata che è tutta da costruire. E ancor di più, da accreditare nel sistema sanitario pubblico. In sintesi, sembra dire il Tar, allo stadio manca la stampella della clinica, perché la clinica fa parte di un’altra partita: la programmazione sanitaria regionale. Va dunque costruita, accreditata, convenzionata. E non è possibile farlo in anticipo. Nelle 38 pagine di sentenza c’è scritto che mai la Regione ha dato il via libera al progetto clinica stadio. E che il Comune di Terni, sostenendo l’esatto contrario, va a forzare la lettura degli atti emessi dalla Regione. Il problema della mancanza delle certezze sulla clinica, inoltre, non è stato superato dagli atti predisposti in un secondo momento dalla giunta Tesei.
Non basta, sembra sempre di capire ad una prima lettura della sentenza, un atto generico che ipotizzi posti letto privati in convenzione su Terni. Occorre che questa possibilità venga prevista negli strumenti di pianificazione, ad iniziare dal piano sanitario regionale. Tutte le 38 pagine, suonano come una sonora bocciatura alle argomentazioni del Comune di Terni, supportate in larga parte dalla Ternana Women di Stefano Bandecchi, società che si è costituita contro il ricorso della Regione dell’Umbria. E’ davvero presto, però, per dire se ci siano i margini per ricorrere al Consiglio di Stato. Stefano Bandecchi, lo ha annunciato di gran corsa in uno stringatissimo comunicato diffuso nel tardo pomeriggio da Palazzo Spada. Ma ora sarà compito dell’avvocatura comunale studiare le carte con attenzione e valutare le prossime mosse. Se si siano i presupposti che possano ribaltare una sentenza che al momento mette in ginocchio il grande sogno del nuovo Liberati.


