Pronti, a Perugia arrivano i Laboratori di Comunità. La partecipazione si fa a passo di samba

Il documento che annuncia una serie di nuove “cellule” (con quali costi?) per ascoltare i cittadini. Come se non bastassero quelle che ci sono, scavalcando partiti, sindacati, associazioni sul territorio. Il Patto Avanti svolta a sinistra anche rispetto al centrosinistra umbro di governo

di Marco Brunacci

PERUGIA – Dopo aver ascoltato per mesi il refrain da parte della nuova amministrazione di Perugia sulla necessità della partecipazione, arriva la spiegazione. Sono in rampa di lancio i Laboratori di Comunità “Partecipa Perugia”.

Cosa sono? Il documento che sta girando e in base al quale verranno organizzate queste nuove “cellule” di quello che sarà il nuovo potere cittadino, è interessante ma noiosissimo. Per ora risparmiamo i lettori, limitandoci a osservazioni generali.
Il punto è che queste “cellule” non sembrano nascere nell’alveo dei principi di democrazia rappresentativa di tipo occidentale, che non sente la necessità di costruire, accanto alla amministrazioni democraticamente elette, strutture di questo tipo, in quanto la Costituzione si limita a considerare i partiti politici e i sindacati, in qualità di “associazioni non riconosciute”, appositamente disciplinate del codice civile.
Partiti e sindacati vanno considerati a tutti gli effetti costituzionalmente deputati a rappresentare interessi legittimi dei cittadini rispetto al mondo intero e quindi anche alle amministrazioni elette.
Accanto a partiti e sindacati ci sono associazioni organizzate su base territoriale (si pensi alle Pro loco) o professionali (commercianti, artigiani).
Se il compito di questi nuovi “Laboratori di comunità” è stimolare la partecipazione, creando una nuova rete burocratica, il tentativo va considerato fallito in partenza.
L’amministrazione comunale dovrebbe piuttosto invitare associazioni e partiti e sindacati a una interazione e a un confronto maggiori, mobilitando i propri iscritti.
Potrebbe inoltre, a suo piacimento e di sua iniziativa, promuovere assemblee cittadine presso i già esistenti Cva. Se la gente non viene o se viene gente che non ha nulla da dire e lo dice, fa parte del normale iter democratico.
Cosa completamente diversa è quella di creare Laboratori con un loro specifico riconoscimento, una struttura, perfino un costo, si immagina.
Trattasi di una novità che l’amministrazione vuol regalare a Perugia? Raccontano che ci siano esperienze rare come la neve a Ferragosto, ma non è questo il tema.
E’ che questi Laboratori somigliano tanto a strutture di consultazione di altri tipi di regimi del passato, che si chiamavano popolari, e dove la bontà della partecipazione era garantita da una nomenclatura fatta di capi e capetti, e in ogni caso non erano ritenuti un fiore di democrazia.
Un modello più freak va trovato in esperienze (anche queste rare) fatte ad altre latitudini, ma non con un gran successo.
Come dire: se i Laboratori di Comunità fossero una bevanda avrebbero il sapore di un cocktail cubano. Fossero cappelli di paglia ci sarebbe scritto davanti Porto Alegre.
Il sospetto – a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca – è che questi Laboratori servano ad avere uno strumento per irrobustire il potere della giunta e far transitare decisioni che avrebbero difficoltà a passare in un alveo solo di tipo parlamentare (il consiglio comunale).
La vicenda andrà seguita con la massima attenzione. Ma prende forma quello che si temeva del Patto Avanti. E cioè che fosse la formula giusta per spostare tutto a sinistra l’asse della politica di queste parti, sterzando anche rispetto al centrosinistra storico di governo umbro.

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