Terremoto 2023, mezzo miliardo per la ricostruzione

Per l’area tra Pierantonio e Sant’Orfeto, colpita dal sisma, lavori sempre più vicini

PERUGIA – L’ingresso nel sistema cratere dei Comuni umbri interessati dal sisma del 9 marzo 2023 ha determinato un lavoro aggiuntivo per la Struttura e per l’USR Umbria non solo nel numero di pratiche ma anche nella focalizzazione di un evento che pur non distruttivo come quello ricompreso nelle scosse del 2016 ha determinato un impatto socio economico significativo in un’area si omogenea ma che trova al suo interno confini comunali che negli anni hanno determinato aggiuntive criticità in un territorio ai margini dei rispettivi Comuni. Se fino agli anni 90 del secolo scorso l’agglomerato complessivo, che come detto insiste su tre Comuni diversi ma di fatto rappresenta un unicum comunitario, aveva goduto di una certa centralità nell’asse nord-sud dell’Umbria, già prima del sisma pur trovandosi in un contesto pianeggiante decisamente diverso dalla Valnerina, ha cominciato a subire la concorrenza della grande distribuzione e l’evoluzione del mercato e del contesto agricolo che hanno prodotto un’involuzione dei principali parametri socio economici. L’agglomerato urbano comunque si trova insediato su tre direttrici di comunicazioni storiche nell’asse nord sud, la superstrada E45, la ferrovia ex centrale umbra e il fiume Tevere. Nell’immediato futuro potrebbe però godere di una rinnovata comunicazione verso est determinata dalla bretella della SS219 verso Gubbio che potrebbe ridare centralità al tessuto urbano. La ricostruzione può essere quindi anche qui l’occasione di una rigenerazione attrattiva in un ambito che pur non essendo in un contesto d’area interna ha subito negli anni la già ricordata involuzione a vari livelli. Se l’ordinanza n.1 del 2 luglio 2025 è stato il passo necessario per inserire l’area di Pierantonio Sant’Orfeto all’interno del sistema sisma, le recenti ordinanze n,2, 3 e 4 emesse tra lo scorso dicembre e il 26 gennaio hanno regolamentato dal punto di vista temporale scadenze burocratiche e dato un primo segno di stabilizzazione sostituendo il contributo di autonoma sistemazione con il contributo di disagio abitativo. Proprio l’ordinanza n.5 ha infatti regolamentato l’erogazione di fondi pubblici per nuclei familiari costretti fuori dalla propria abitazione mettendo a frutto esperienze maturate e limitando l’esborso a proprietari di prime case e ben delimitate eccezioni evitando che il sisma diventi occasione di indebiti vantaggi. Le ordinanze 2 e 3 del 18 e 19 dicembre 2025 hanno invece stabilito opportune proroghe al 31 marzo 2026 e il 31 dicembre 2026 in termini di manifestazioni di volontà e di ricostruzione pubblica (non obbligo di stazione appaltanti e presentazione dei DIP all’USR) e privata (inserimento in piattaforma Ge.Di.Si in presenza di schede Aedes con esiti B,C, ed E e valutazione preventiva dell’istanza di contributo da parte dell’USR): non si tratta di una dilatazione dei tempi ma di una possibilità maggiore di valutazione del valore complessivo della ricostruzione al fine di una migliore pianificazione nei prossimi anni. Al momento la stima della ricostruzione si attesta su 435.497.165,09 euro di cui 431.459.889,59 per la ricostruzione privata e 41.037.175,50 per la ricostruzione pubblica. Per quanto concerne la ricostruzione pubblica si stimano 15 interventi su edifici pubblici per 25.997.750,50 euro e 19 interventi su edifici di culto pari a 15.041.425 euro. Per quanto riguarda la ricostruzione privata si stimano 86 interventi con danni lievi per 11.686.683,56 euro e 294 interventi per danni gravi per complessivi 419.773.206,03. In sintesi la situazione è complessa ma con una via tracciata che come sostenuto precedentemente potrebbe essere anche un’occasione di rilancio territoriale che vada oltre la ricostruzione. E’ infatti allo studio in loco da parte di ex dirigenti pubblici e studenti universitari con la supervisione delle pro loco locali e di alcuni amministratori un progetto di rigenerazione urbana che prevede attraverso la riqualificazione degli edifici scolastici in plessi esistenti finalizzato a infrastruttura diffusa e digitale tesa alla creazione di un campus scolastico, la riconfigurazione della rete delle aree commerciali e dei servizi a partire dal centro per riportare Pierantonio Sant’Orfeto a polo produttivo e commerciale dinamico ponte tra Capoluogo e Umbria del Nord utilizzando la ricostruzione non come processo di crescita ma di ricrescita evitando consumo di suolo con progetti complementari di agricoltura di prossimità. Come si può ben vedere il contesto è diverso rispetto a quello della Valnerina che non prevede necessariamente una ricostruzione nei luoghi preesistenti al sisma proprio perché diversa è la configurazione morfologica e territoriale. Siamo comunque in presenza di una Comunità coesa e consapevole che pur nelle criticità presenti ha un orizzonte definito e ha dalla sua l’esperienza della Struttura e dell’USR accumulata negli anni che ci separano dal sisma del cratere originario che fanno prevedere tempi definitivi di ricostruzione inferiori al decennio che ci separa dai fatti del 2016.

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