M.Brun.
PERUGIA – Rifiuti, aiuta lo spirito sentire tecnici del ramo e politici che da anni seguono da vicino la vicenda, come Nilo Arcudi (Umbria civica, opposizione in Regione ma non certo con il coltello tra i denti).
Arcudi fa osservazioni di buon senso ma è proprio il buon senso il problema per questa giunta del Patto Avanti, ideologia in dosi industriali che va di pari passo con piccole scelte, come dire, discutibili.
Il tono di Arcudi è degno di scuole superiore a Eton, altro che Calabria, ma il senso è sempre lo stesso: sul ciclo dei rifiuti la giunta regionale ha deciso di non decidere. Anzi: ha deciso per la soluzione piu retriva e cioè le discariche. Unite a una fede davvero incrollabile (e invibiabile) in un futuro dove il lupo (i rifiuti da smaltire) e l’agnello (i cittadini contribuenti chiamati a pagare bollette sempre più salate) pascolino felici insieme.
Ecco l’avvio molto british di Nilo Arcudi:
«La riduzione dei conferimenti in discarica annunciata dall’assessore De Luca non può essere presentata come la soluzione del problema dei rifiuti in Umbria».
E questo come commento dei dati diffusi dalla Regione.
«Il calo del 23% registrato nel 2025 – spiega Arcudi – deriva in larga parte dalla riduzione dei rifiuti speciali provenienti da fuori regione e da una diversa regolazione amministrativa dei flussi verso le discariche, non da una vera riforma del sistema di gestione dei rifiuti umbri».
Per cui, dice Arcudi, il vero nodo resta quello dei costi per i cittadini:
«Il punto che la Giunta regionale continua ad evitare è uno solo: senza impianti adeguati per chiudere il ciclo dei rifiuti, il rischio concreto è quello di nuovi aumenti della TARI per famiglie e imprese.
Se non si realizzano impianti moderni – aggiunge – l’Umbria avrà solo due alternative: continuare ad utilizzare le discariche oppure spedire i rifiuti fuori regione, entrambe soluzioni che inevitabilmente si traducono in tariffe più alte per i cittadini».
E qui il capogruppo di Umbria Civica smette l’aplomb british e indica con chiarezza la strada:
«In tutta Europa e nel mondo più avanzato la chiusura del ciclo dei rifiuti si realizza attraverso impianti di termovalorizzazione, che permettono di ridurre drasticamente il ricorso alle discariche e di produrre energia dai rifiuti non riciclabili. È una scelta adottata da anni anche da moltissime amministrazioni progressiste e riformiste in Italia ed in Europa (basti pensare Gualtieri a Roma)».
Per cui la critica di
Arcudi diventa radicale contro le ipotesi avanzate dalla maggioranza regionale:
«Continuare a raccontare che il futuro della gestione dei rifiuti in Umbria sarà basato sull’idrogeno è, allo stato attuale, una narrazione priva di basi concrete. Oggi non esistono soluzioni industriali mature che possano sostituire gli impianti necessari per chiudere il ciclo».
Stoccata finale:
«Gli umbri meritano chiarezza: – conclude Arcudi – senza scelte coraggiose sugli impianti continueremo a riempire e ad ampliare le discariche e poi a pagare una TARI sempre più cara».
Conclusione autonoma di Umbria7: non è che stanno prendendo in giro i cittadini, già sfortunati contribuenti dell’Umbria-Repubblica delle tasse voluta da Proietti?


