M.BRUN.
TERNI – Il romanzo a puntate della vendita dell’ex Ilva si arricchisce di un nuovo protagonista: il gruppo indiano di Jindal. La sua proposta di acquisto va ad affiancarsi a quella avanzata dal fondo americano Flacks group.
Jindal è un gruppo indiano, come Arcelor Mittal, che è transitato a Taranto e ne è uscito senza che qualcuno lo rimpiangesse.
Il fondo Usa è noto per le operazioni finanziarie, ragionevolmente avrebbe necessità di un partner industriale.
Per questo il ministro Urso (Mimit) si è affrettato ad affermare che verrà esercitato, da parte del Governo, il diritto di Golden power “per garantire al meglio ogni aspetto – ha detto – del processo industriale e della decarbonizzazione ambientale”.
Umbria7 aveva avanzato l’ipotesi di un coinvolgimento su Taranto del gruppo Arvedi, come acciaierie leader italiano, magari in campo con partner, sempre italiani, per esempio del livello di Eni, dato che è probabile si debba ricorrere al gas per uscire dall’attuale situazione.
C’era stato a dicembre scorso un intervento della premier Meloni per capire meglio l’evolversi della complessa cessione. Ora c’è anche una pendenza giudiziaria a Milano e tutto resta in bilico.
Ma è possibile immaginare, in uno scenario di questo genere, che Arvedi resti alla finestra ad attendere gli eventi.
Con il mondo come sta andando, con quello che sarà il prossimo futuro, fatto di nuovi investimenti per la difesa, quindi in armi, una cosa è certa: l’acciaio diventa sempre più strategico per qualunque economia nazionale.
Difficile fare previsioni su come finirà la partita dell’ex Ilva, ma non si ha davvero l’impressione che sia destinata a terminare in maniera scontata.


