C’era una volta l’Umbria/ Quest’anno a Ujazz si mangerà (e si lavorerà) lombardo

Per la ristorazione la Fondazione Umbrajazz svolta al nord: non più Fittuccia-Mencarelli (Hilton Rosetta e Taverna del lupo). Con tanti mal di pancia fin da subito

M.Brun.

PERUGIA – Umbriajazz supera i confini? Sì, ma stavolta quelli gastronomici.
Nella kermesse onore e vanto di Perugia, quest’anno, si si mangerà (e lavorerà) lombardo.
Tutto comincia nel 2025, come anticipato da Umbria7, nella discussa prima edizione dell’era Proietti, che dubbi e malumori aveva portato in città.
Pee arrivare subito al dunque: lo storico e apprezzato servizio di ristorazione dei Mencarelli-Fittuccia (dalla Taverna del lupo di Gubbio all’Hilton Rosetta a Perugia, per capire il livello dei professionisti) non lavorerà più per Umbriajazz, come si diceva fin dagli ultimi giorni della scorsa kermesse, dove la nuova (e giovane) gestione della Fondazione si dice avesse avuto diverse incomprensioni con i ristoratori.
Probabilmente l’appalto più importante di un Festival di proprietà di una Fondazione pubblica, che già acquisisce da fuori regione gran parte dei servizi necessari alle manifestazioni, prende la strada della Lombardia. E per diversi anni.
Dopo aver scartato infatti anche l’alternativa locale degli operatori di Villa Buitoni – di cui qui sottolineiamo successo di pubblico e i continui eventi – la scelta è caduta sui monzesi di Ristogest Srl, un grande operatore generalista, che ha già gestito la ristorazione per fiere e grandi eventi sportivi, anche con l’uso di street food etnico.
Il bando è il bando, per carità, ma volete conoscere le perplessità che già girano nella Perugia che sa?
Si teme un taglio al livello della proposta (un concerto jazz non è una fiera), ma si sottolinea soprattutto come il vero rischio è per i prodotti alimentari locali, che in questo contesto possono diventare marginali mentre invece avrebbero un grande bisogno di supporto e valorizzazione.
Tutto ciò oltre alle preoccupazioni per la manodopera locale, anche stagionale, in un periodo economico non certo facile.
E se molti perugini si chiedono che ne sarà della ristorazione raffinata sul prato del Santa Giuliana, molti più prosaicamente borbottano di un Festival che vive di sempre maggiori contributi pubblici (che assorbe senza sosta) e, nel contempo, va a togliere risorse all’ennesima azienda umbra.
Magari per risparmiare qualche migliaio di euro che si sarebbero potuti trovare altrove.
Certo però è un sequel di quel che successe già lo scorso anno: i lettori ricorderanno le polemiche per la rottura con lo storico servizio di Security.
Decisioni di una nuova gestione sempre meno made in Carlo Pagnotta, il mito della kermesse, e dove è invece sempre più protagonista una giovane sinistra cittadina che lascia dubbi. E già pure qualche mal di pancia.

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