di Gianni Giovannini
Gentile direttore, alcuni giorni or sono il Suo giornale ha pubblicato come indiscrezione una notizia, riguardante una possibile ipotesi di lavoro per l’organizzazione sanitaria regionale.
Il fatto riferito testualmente è il seguente: “nei Sacri Palazzi regionali si sta discutendo sull’idea, che presidente e vicepresidente, siano intenzionati a ripartire da una sola Asl in Umbria”. Il senso dell’operazione sarebbe quello di riuscire a risparmiare sulla burocrazia sanitaria per investire sulla sanità che aiuta i cittadini-pazienti.
Non sono in grado di fornire conferme, ma la fondatezza di questa anticipazione ha determinato alcuni silenzi imbarazzati. Pertanto, posso dire che l’ipotesi anticipata dal Suo giornale non sembra del tutto frutto di immaginazione.
Il dato, che molti conoscono, è l’imminente presentazione del piano sociosanitario. Si vocifera che sia di diverse centinaia di pagine, pertanto per la sua lettura integrale sarà necessario avere molto tempo a disposizione.
Uno dei principi caratterizzanti il dibattito in sanità, di cui da tempo si discute, riguarda la concezione sistemica della salute, che viene assimilata alla risultante di una moltitudine di variabili. Questo modello, denominato One Health, nato ufficialmente nei primi anni 2000, si basa sulla collaborazione tra diverse discipline (medicina, veterinaria, ecologia) per affrontare minacce globali che un solo settore non potrebbe gestire.
Tornando alla interpretazione dei testi non vorrei che qualcuno avesse frainteso il termine inglese che descrive la salute (HEALTH) con quello della organizzazione territoriale che ne gestisce i servizi (ASL), trasformando ONE HEALTH in ONE ASL.
Quindi mi auguro che la notizia da Lei riportata si riferisca ad un fraintendimento (misunderstanding) cagionato dalla gravosità della lettura, cosa che può accadere a coloro che sono molto impegnati nel proprio lavoro.
L’ipotesi addotta sul risparmio in termini di burocrazia sanitaria convince ancora di meno e non sembra affatto sostenuta dalle esperienze già fatte. Nel 2012 il nostro Servizio Sanitario Regionale (SSR) è stato “semplificato” passando da sei aziende a quattro, ma le tanto attese economie di scala sono finite, mi si perdoni la metafora, nel sottoscala.
A tal proposito giova ricordare che nell’anno 2011 La Fondazione CERM (Competitività, Regole, Mercati) presentò a palazzo Donini, per l’orgoglio della nostra Regione, i risultati di una ricerca denominata SaniRegio in cui era stato applicato un modello econometrico per analizzare l’efficienza della spesa sanitaria delle Regioni. Da questa indagine emergeva che le due regioni più virtuose nel panorama nazionale erano Umbria e Friuli-Venezia Giulia. La mia curiosità mi spinse a cercare le ragioni di questi risultati e soprattutto quali caratteristiche avessero in comune Umbria e Friuli che erano, non solo geograficamente tra loro assai distanti. L’elemento strutturale che univa le due regioni era la frammentazione dei rispettivi SSR. Il Friuli aveva 9 aziende per 1,2 milioni di abitanti, mentre l’Umbria ne aveva 6 per oltre 800mila. L’indicazione che emergeva era quella di una efficienza amministrativa inversamente proporzionale alle dimensioni territoriali e demografiche delle aziende sanitarie.
L’Umbria l’anno dopo, incurante del dato della ricerca, adottò la LR 18 con cui riduceva le ASL da quattro a due, conservando le due aziende ospedaliere. Ad oltre 12 anni di distanza è stato dimostrato dai risultati sul campo che proprio le ASL sono le realtà in cui le performance gestionali sono risultate più deludenti. Insistere su questa direzione sarebbe l’esaltazione di un errore già commesso.
A titolo di esempio può giovare l’analisi comparata, tra le quattro aziende sanitarie umbre, sulla voce di bilancio “Manutenzione e riparazione dei fabbricati e loro pertinenze”, contrassegnata dal codice BA1920 nei rispettivi Conti Economici, per chi volesse verificare la fondatezza dei dati, riferiti al triennio 2022-24.
Il dato emergente è che le due aziende ospedaliere hanno speso nel triennio 2022-24 lo stesso importo pari a circa 800 mila euro ciascuna; mentre Il confronto diventa sconvolgente nel caso delle due aziende territoriali, che hanno fatto registrare, per la stessa voce del Conto Economico e per lo stesso arco temporale spese per manutenzioni di fabbricati rispettivamente di 16,7 milioni di € per l’ASL Umbria 1 e 19,3 milioni di € per l’ASL Umbria 2.
Il valore medio annuale delle due aziende territoriali accorpate (ONE ASL) è di circa 12 milioni di euro, dato strabiliante se si pensa che quasi tutti gli ospedali delle aziende territoriali sono stati rinnovati negli ultimi 20 o 30 anni.
Questi dati indicano che l’operazione di accorpamento fatta nel 2012 è risultata fallimentare proprio laddove si è intervenuti per razionalizzare, confermando quanto rilevato dalla Fondazione CeRM nella ricerca del 2011.
La domanda che a questo punto dovrebbe porsi il “PSSR” è conviene spendere qualcosa in più in burocrazia sanitaria, piuttosto che avere conti fuori controllo?


