Marco Brunacci
PERUGIA – Premessa: Umbria7 può fare a buon diritto uno “Scusate l’anticipo”, avendo dato anticipazione mesi fa che una parte (200mila euro) dei 184 milioni (in realtà saranno 250 come diremo venerdì) di tasse in più messi dalla giunta regionale Proietti sul groppone dei soliti noti umbri, sarebbe andato per celebrare il centenario di Dario Fo, premio Nobel a sorpresa qualche tempo fa, giullare per sua stessa definizione, sommo autore e interprete di teatro.
Seconda premessa: non si discute del valore di Fo come artista, si discute dei legami tra Fo e l’Umbria.
Legami francamente esili, sostiene in un bell’intervento Facebook, Michele Fioroni, per 5 anni assessore della Giunta regionale precedente, che ci tiene tanto oggi a star fuori dall’agone politico.
Le sue osservazioni meritano, ma è la citazione finale da incorniciare, ma il dibattito sulle garbate sue obiezioni è interessante quanto l’ intervento.
Non tanto per il duello sinistra-destra, inevitabile, visto che aumentare le tasse così pesantemente per poi spendere in iniziative che alcuni sostengono non legate ai bisogni essenziali, perché l’arte non è considerato alla stregua del lavoro o del pane quotidiano, non è cosa da trovare unanimi consensi.
A chi da sinistra approva l’operato della Regione su Fo, l’impareggiabile Fraido rinfaccia che fu un sindaco del Pci a bloccare la rappresentazione di Mistero Buffo in Umbria.
Ma è chiaro che la scelta di Fo è politica fino al midollo.
Lo stanziamento cospicuo non può essere giustificato dalla presenza in Umbria della Libera università di
Alcatraz del figlio Jacopo. Anche perché semmai andrebbe comunicato ufficialmente.
E dovrebbe essere comunicato anche all’architetto Giuliano Mastroforti, negli anni Novanta direttore del Consorzio urbanistico Alto Chiascio.
Perché? Mastroforti commenta Fioroni, introducendo, con una prosa forbita, un po’ complessa, un aneddoto della sua vita, nel quale si narra del suo incontro nella lussuosa Audi 8 di Dario Fo e Franca Rame.
Per farla breve, l’architetto presidente viene condotto a metà anni Novanta ad Alcatraz e si sorprende – racconta – perchè gli parve di essere entrato in una sorta di San Marino.
In che senso? Sembrava, scrive nel suo post Mastroforti, che “le leggi urbanistiche dello Stato italiano non Vigevano”. Sicuramente si tratta solo di una battuta, perché – spiega lo stesso Mastroforti – “Vigevano come il maestro di…”, cambiando l’accento.
L’architetto-presidente è uomo colto e fa riferimento a un romanzo che comparve nel ’62 tra i Coralli di Einaudi, l’Olimpo dell’editoria progressista, spinto – raccontano – da un guru assoluto come Italo Calvino.
Era la storia, raccontata dallo scrittore illuminato Lucio Mastronardi, della trasformazione della provincia italiana. Sociologia, psicologia e letteratura.
Lo sai tu cosa avrà voluto dire Lucio Mastronardi, ma noi siamo certi che Alcatraz non c’entra con la decisione di devolvere al ricordo di Fo i nostri 200 mila euro umbri.
La scelta è la vicinanza politica. La indica di fatto anche Fioroni. Ma è un’evidenza.
E il valore di Fo, del Grammelot e del suo istrionismo insuperabile, non è in discussione.
Spieghiamo: Fioroni stravede per Springsteen, ma se Trump gli dà della “prugna secca” non è per le tonalità di “Tambourine man”, ma perché il Boss ha deciso che Trump e l’incarnazione del Male nel mondo. Come dire: non c’entra la critica musicale, ma lo scontro politico e l’eventuale tornaconto.
Torniamo allora a noi: dalla vicinanza politica di Dario Fo e del suo mondo trarrà vantaggi la coppia che guida la giunta regionale Proietti-Bori?
O piuttosto sarà tutta la regione a goderne i dividendi?
Sapere che la mazzata delle tasse è stata ammollata agli umbri per spendere (200 mila euro) in Dario Fo farà felici forse i tassatori, difficilmente anche i tassati.
Anche se a questo punto serva a tutti gli stratassati umbri da monito un passaggio geniale dell’opera di Fo, opportunamente ricordato da Fioroni:
“E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re”. E forse anche alla regina e al vice.


