La leggenda della batteria a Visioninmusica: gran finale con Simon Phillips

«Il suono del futuro ha un nome: Protocol 6. Essere sotto il palco del Gazzoli il 14 maggio, significa ascoltare brani che il mondo scoprirà tra un mese»

TERNI – Il suono del futuro ha un nome: Protocol 6. Il leggendario Simon Phillips è tornato. Con un nuovo album in uscita a giugno e una formazione rinnovata. «Dimenticate tutto quello che sapete sul jazz-rock: con Protocol 6, Phillips sposta ancora una volta i confini del genere. Insieme a lui, un quintetto di talenti straordinari per una serata di incastri ritmici impossibili e pura adrenalina musicale».
Giovedì 14 maggio al Gazzoli (ore21), per il concerto di chiusura della 23eima edizione di Visioninmusica, un maestro assoluto: Simon Phillips. Ha attraversato più di cinque decenni di musica con una versatilità ineguagliabile, lasciando il segno in ogni contesto: dalle leggendarie collaborazioni con Jeff Beck, Mick Jagger e gli Who, fino ai vent’anni trascorsi nei Toto come erede di Jeff Porcaro. Ma è nel progetto Protocol che Phillips ha trovato la sua voce più autentica, trasformando un esperimento solista nato nel 1989 in uno dei laboratori jazz-rock più significativi della storia recente.

Se il primo capitolo era una sfida individuale, la vera identità della band si è cristallizzata con Protocol II nel 2013. Insieme a talenti come Andy Timmons, Steve Weingart ed Ernest Tibbs, Simon ha definito un suono elettrico e tagliente, perfezionato poi nel 2015 con Protocol III. La scrittura di Phillips ha continuato a evolversi in Protocol IV, dove l’innesto della chitarra di Greg Howe e delle tastiere di Dennis Hamm ha portato a una nomination ai Grammy. Con Protocol V, il progetto si è spinto oltre, trasformandosi in un quintetto arricchito dai sassofoni di Jacob Scesney e dalla chitarra di Alex Sill. È una formazione che ha trovato una coesione straordinaria, diventando la base per l’attuale Protocol 6. In questo nuovo capitolo, Phillips si spinge verso quello che ama definire “progressive jazz”:

«Il materiale è molto diverso dal disco precedente. Con la band giunta al suo sesto anno, ho potuto scrivere specificamente per ogni musicista. Le mie composizioni sono basate sulla melodia e sulla forma canzone, quasi fossero scritte per dei cantanti; è il mio lato rock ‘n’ roll a dettare la struttura, anche se lo stile resta jazz-rock»

In Protocol 6, con Phillip Whack al sassofono a completare l’organico, le architetture sonore si fanno più visionarie e sinfoniche. L’influenza di giganti come Tony Williams — il cui capolavoro Believe It è rimasto il riferimento sonoro costante per i mix di Simon — pulsa in ogni battuta, ma il risultato è un marchio di fabbrica unico. Ogni brano è un racconto ritmico in cui la batteria non domina, ma dialoga in un interplay costante. Protocol non è più solo una serie di album, ma un manifesto di integrità artistica in costante fermento, dove il tempo si misura in groove e l’ascolto diventa un’esperienza totale

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