ORVIETO – Dal 1896 a oggi, dalla prima accensione della luce elettrica al Teatro Mancinelli fino al nuovo progetto di illuminazione della Rupe di Orvieto. Un viaggio tra passato, presente e futuro questa mattina al Teatro Mancinelli che ha ospitato “La Prima Luce”, l’iniziativa promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Orvieto in collaborazione con Hera Luce, la cooperativa L’Orologio Network e il Cai di Orvieto in occasione dei 130 anni dall’illuminazione elettrica della città e del teatro, il primo edificio pubblico a beneficiare dell’innovazione del tempo, ad opera dell’ingegnere narnese Aldebrando Netti.
Un passaggio che nell’aprile del 1896 segnò l’ingresso di Orvieto nella modernità raccontato sotto diversi punti di vista alla platea composta dalle ragazze e dai ragazzi degli istituti superiori della città fino ad arrivare ai giorni nostri con la presentazione in anteprima del progetto di illuminazione del masso tufaceo su cui si erge Orvieto. Ad aprire la giornata i saluti istituzionali del sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, e il messaggio inviato dal sindaco di Narni, Lorenzo Lucarelli, che ha sottolineato il legame tra le due comunità nel nome di Netti e il valore storico della centrale di Stifone, tra le prime in Italia a corrente alternata, grazie alla quale fu possibile illuminare anche il teatro di Narni. «Un segnale importante, già in epoca passata – ha sottolineato – dell’attenzione verso la cultura e lo spettacolo. È proprio su questi temi che le comunità di Narni e Orvieto si incontrano e si riconoscono, forti di un patrimonio culturale di grande rilievo che siamo chiamati a custodire e valorizzare. Penso al Teatro Manini e al Teatro Mancinelli, simboli di questa eredità condivisa».
Affidato a un video il saluto agli studenti di Pino Strabioli, direttore artistico del Teatro Mancinelli che ha dedicato proprio all’anniversario di Netti la stagione ’25-’26 “In luce – Il teatro accende la città”. «La luce in teatro – ha detto – è protagonista assoluta. In uno spazio buio dà forma al tempo, crea ambienti, suggerisce emozioni e accompagna il lavoro degli attori nel racconto. È una presenza viva, capace di trasformare ogni scena. L’augurio è quello di lasciarci illuminare sempre dalla luce del teatro, perché ogni volta che si entra in sala si accende dentro di noi una luce invisibile fatta di emozioni, poesia e sentimento». La storia dell’ingegner Netti, dalle origini umili alla formazione al Politecnico di Milano, e del progetto che portò la luce elettrica a Orvieto è stata ripercorsa nelle parole del pro nipote Massimo Oro Nobili.


