Nei cieli la santa sotto il parco da 2 milioni di euro il convento

Da una parte la Chiesa che riconosce le virtù di Madre Maria Eletta di Gesù, dall’altra il Comune che seppellisce le tracce della sua storia a  Largo Cairoli. IL VIDEO

TERNI – Largo Cairoli,  c’era una volta il convento fondato da Maria Eletta di Gesù, suora carmelitana ternana dichiarata venerabile dalla Chiesa, “seppellito” dal Comune. Un cortocircuito segnalato più volte da Michele Rossi (Terni Civica): «Maria Eletta del Gesù fu una delle protagoniste della diffusione dell’Ordine delle Carmelitane Scalze in Europa. Giovanissima, uno dei primi monasteri dell’Ordine proprio nella sua città natale, segnando in modo significativo la storia religiosa e culturale del territorio. Il riconoscimento della venerabilità rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso verso la beatificazione e costituisce un’importante occasione per riscoprire e valorizzare una figura di alto profilo spirituale, oltre che un patrimonio storico spesso trascurato. Allora particolarmente significativo appare oggi il riferimento a Largo Cairoli. Proprio in quell’area, nonostante le numerose richieste di tutela e valorizzazione, si è deciso di interrare definitivamente quanto riemerso durante gli scavi, cancellando di fatto un’importante testimonianza materiale della storia cittadina.

Paradossalmente, mentre i lavori di riqualificazione procedono come se nulla fosse mai esistito, giunge il decreto di venerabilità e, il prossimo 5 maggio, proprio a Praga – città che custodisce le spoglie della venerabile – si terrà un seminario di approfondimento sulla sua figura presso l’Istituto Italiano di Cultura, con la partecipazione di numerosi e qualificati relatori  di livello internazionale.

Da Terni partiranno alla volta di Praga studiosi e studiose che hanno dedicato le proprie ricerche alla figura della carmelitana ternana, contribuendo a mantenerne viva la memoria e a promuoverne la conoscenza anche in ambito internazionale. Il loro contributo permetterà di presentare il risultato di anni di studi in un contesto di alto profilo scientifico, offrendo al tempo stesso alla città di Terni un’importante occasione di rappresentanza culturale in un ambiente dedicato alla ricerca storica e religiosa. Alla luce di queste iniziative, la scelta di non integrare i resti del convento seicentesco nel progetto del giardino appare non solo grave, ma emblematica di un approccio che preferisce rimuovere piuttosto che comprendere, semplificare piuttosto che valorizzare. Non si tratta soltanto di un’occasione persa, ma della rinuncia consapevole a trasformare un intervento urbano in un’opportunità culturale, sacrificando la memoria storica per una progettazione che appare priva di visione.

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