di Marco Brunacci
PERUGIA – Scusate l’anticipo, seconda parte.
Nei sacri corridoi di Palazzo Donini, si considera questa informazione certa: la maggioranza in Regione è convocata il 24 aprile corrente mese, in località “segreta”, per dare un verso al Psr, Piano sanitario regionale, che al momento prevede una sola Asl con sede (per ora ignota, ma probabilmente da acquistare, chissà con quali soldi) a Foligno, con conseguente chiusura di Perugia e di Terni (che ormai è la città prescelta per prendersi tutte le porte in faccia, in sanità e non solo e avrebbe motivo per cominciare a telefonare a Rieti e farci un gemellaggio).
La maggioranza sarà anche chiamata a tirare sù un numero nella riffa di distretti sanitari: si va da 3 a 8, passando per 4 e 5.
In terzo luogo si dovrebbe dichiarare (ma questo, si sono dimenticati, è terreno dell’Università e del suo tosto rettore, Massimiliano Marianelli, finora colpevolmente sottovalutato dalla politica) se restano due le Aziende sanitarie dell’Umbria, una a Perugia e una a Terni, e se ne verrà aggiunta una terza, come Irccs. E se questa Irccs verrà abbinata a Terni o a Perugia, oppure finirà ad Assisi che è la nuova capitale “de facto” della piccola regione Umbria.
A quest’ultimo proposito, nel delicato summit di maggioranza potrebbero essere chiariti dalla presidente-assessore alla sanità
Stefania Proietti due nodi essenziali:
- risponde al vero che la proroga concessa dall’allora ministro Speranza, su richiesta della presidente della Regione, Tesei, e dell’allora rettore Oliviero, per l’Azienda ospedale di Terni è ancora valida e fino a quando.
- Ammesso (ma sembra strano) che la proroga concessa sia senza limiti di tempo (per avere due Azienda universitarie ospedaliere servono numeri di abitanti che l’Umbria non ha), come è possibile aggiungere una terza azienda, sotto forma di Irccs, abbinata a Terni o a Perugia.
O, in subordine, quale marchingegno bisogna inventarsi pur di realizzarla.
Domani terza puntata.


