Sanità ternana, il grido d’allarme del Comitato che difende colle Obito

Cresce lo scetticismo tra i cittadini di fronte alle questioni irrisolte sull’edilizia sanitaria e alla mancanza di risposte

Il comitato per la difesa dell’ospedale di Terni, rappresentato da Giovannini e Di Bartolo, prende atto in un comunicato stampa che segue la conferenza di venerdì scorso, di uno scetticismo crescente nell’opinione pubblica di Terni sulle questioni sanitarie irrisolte ereditate dalla precedente amministrazione regionale. Le poche azioni attuali tendono al rinvio, complicando una crisi della sanità pubblica che non ammette dilazioni. Di fronte allo stallo, diventa urgente che la cittadinanza assuma un ruolo attivo. Negli ultimi sei o sette anni, le vicende dell’edilizia sanitaria nell’Umbria meridionale mostrano una forte involuzione. Il ciclo della Giunta Tesei si è chiuso senza soluzioni per l’ospedale di Terni: si è registrato il naufragio per insostenibilità finanziaria di due proposte di project financing nel 2023 e nel 2024, un fallito tentativo di intervento INAIL da 100 milioni e infine la certificazione di un budget disponibile di 128 milioni di euro.

Già a maggio 2024 il Comitato aveva proposto una soluzione con quel budget, basata su un ampliamento e una rifunzionalizzazione per ottimizzare i servizi d’emergenza e le patologie tempo dipendenti come infarti e ictus. Attualmente la situazione è critica: ad esempio, il paziente che arriva con l’elisoccorso deve poi percorrere circa 200 metri in barella e superare sette piani in montalettighe perché la sala angiografica è lontanissima dal Pronto Soccorso. A fine 2024 è iniziato il ciclo Proietti. A giugno 2025 il Comitato ha presentato i dettagli del proprio piano alla Terza Commissione consiliare e alla Giunta regionale, senza ricevere alcun riscontro. Il 20 dicembre 2025 la Giunta ha invece illustrato uno studio commissionato a una società di Reggio Emilia per un nuovo ospedale a Colle Obito. Questo progetto presenta costi stimati tra i 550 e i 770 milioni di euro, ma risulta privo di copertura finanziaria pubblica, esponendo la Regione a un indebitamento insostenibile.

Negli ultimi sei anni la discussione politica si è concentrata solo sull’area in cui costruire, ignorando il peggioramento della mobilità sanitaria passiva e il decremento di quella attiva. Un ospedale è fatto anche di tecnologie, organizzazione e professionisti, ma l’ospedale di Terni non garantisce più le performance di un tempo. Gli attuali micro-interventi migliorativi, pianificati da anni e realizzati solo ora, sembrano slegati da una programmazione generale e danno l’impressione di voler soltanto prosciugare il budget residuo di 128 milioni. In un contesto di forti vincoli economici, restano forti dubbi sui motivi che spingono verso un ospedale totalmente nuovo. Viene da chiedersi se si speri in miracolosi fondi pubblici, se si cerchi solo di non deludere le aspettative locali o se si confidi in tempi di realizzazione lunghi decenni, utili a nascondere un futuro e pesante ridimensionamento della struttura a 300 posti letto anziché 600.

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