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Terni, servizi educativi comunali: emergenza personale senza fine

Un fabbisogno stabile continua a essere gestito con chiamate giornaliere e soluzioni precarie

r.u.

TERNI – Nei servizi educativi comunali starebbe emergendo con sempre maggiore evidenza una criticità organizzativa che, secondo molte educatrici, non avrebbe più carattere occasionale ma strutturale.

Al centro della questione vi sarebbe la gestione del personale educativo: un fabbisogno che appare stabile e continuativo continuerebbe infatti a essere affrontato attraverso chiamate giornaliere, incarichi temporanei di poche ore e sostituzioni organizzate spesso all’ultimo momento. Le educatrici parlano di una situazione che si ripete ormai con regolarità e che, soprattutto nei periodi finali dell’anno scolastico, mostra tutte le difficoltà del sistema. Le continue richieste di disponibilità immediata per coprire turni part-time da poche ore starebbero infatti evidenziando non tanto esigenze straordinarie, quanto una carenza cronica di personale. Secondo quanto riferito da diverse lavoratrici, il problema non riguarderebbe il personale amministrativo incaricato delle convocazioni, percepito anzi come fortemente sotto pressione nel tentativo di far fronte alle difficoltà quotidiane dell’organizzazione.

«Le persone che gestiscono le chiamate appaiono in costante affanno – spiegano alcune educatrici -. La sensazione è che anche loro stiano cercando di tamponare una situazione diventata ormai ingestibile». Il punto centrale, però, sarebbe proprio questo: la gestione emergenziale di un bisogno che emergenziale non è più. Il Comune continuerebbe a coprire necessità quotidiane e prevedibili attraverso strumenti precari e frammentati, basati su reperibilità continua, chiamate dell’ultimo minuto e disponibilità immediate da parte del personale supplente. Una modalità che starebbe progressivamente mostrando i suoi limiti, sia sul piano organizzativo sia su quello lavorativo. «Si chiede alle supplenti una presenza costante e totale flessibilità – riferiscono alcune lavoratrici – ma senza alcuna stabilità o prospettiva. Molte persone, inevitabilmente, cercano altri impieghi più sicuri e programmabili». A rafforzare la percezione che il fabbisogno sia ormai strutturale vi sarebbe anche il nuovo piano del fabbisogno del personale approvato dall’ente, che prevederebbe l’assunzione di nuove educatrici a tempo indeterminato. Un passaggio che, secondo le lavoratrici, rappresenterebbe il riconoscimento formale dell’esistenza di una necessità stabile di personale educativo.

Il piano sarebbe stato fortemente sostenuto dall’ex assessore Viviana Altamura, che avrebbe spinto l’amministrazione verso nuove assunzioni proprio per dare maggiore continuità ai servizi educativi. Più critica invece la valutazione rispetto all’attuale assessore Tiziana Laudadio, rispetto alla quale alcune educatrici lamentano l’assenza, almeno finora, di una presa di posizione concreta sulle difficoltà organizzative del settore. Questa situazione potrebbe compromettere anche eventuali ampliamenti futuri dei servizi educativi. In un contesto di forte precarietà e carenza strutturale di personale, infatti, diventa difficile immaginare l’apertura di nuove strutture o nuovi servizi in modo realmente sostenibile.
Ed è proprio questo uno degli aspetti ritenuti più preoccupanti dal personale: alcune strutture destinate ai servizi educativi, che secondo quanto riferito avrebbero potuto essere attivate già dal prossimo settembre, rischierebbero di confrontarsi con le stesse criticità organizzative e di organico che interessano i servizi già operativi. La mancata risoluzione della carenza strutturale di personale e l’assenza, ad oggi, di un rafforzamento concreto dell’organico potrebbero infatti rendere difficile l’apertura diretta dei nuovi servizi da parte del Comune. In assenza di nuove assunzioni stabili, il rischio è che l’ente possa trovarsi costretto a rinviare l’attivazione delle strutture oppure a valutare forme di esternalizzazione del servizio. Una situazione che rischia di trasformare una necessità strutturale e quotidiana in una continua gestione d’urgenza, senza però affrontare in modo stabile il problema alla radice.

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