Bandiera Pride a Palazzo dei Priori: «Inaccettabile trasformare la sede del Comune in palcoscenico di battaglie ideologiche»

La dura nota di Fioroni e Areni (Lega)

PERUGIA – “Riteniamo profondamente sbagliata, inopportuna e ideologica la scelta dell’amministrazione comunale di Perugia di esporre la bandiera arcobaleno del Pride da Palazzo dei Priori”, affermano Paola Fioroni, già Vicepresidente dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria, e Giacomo Areni, Segretario comunale della Lega di Perugia.

“La questione politica non riguarda il rispetto dovuto a ogni persona, né il contrasto a ogni forma di discriminazione, che deve essere patrimonio comune di tutte le istituzioni, ma il fatto che Palazzo dei Priori è la casa di tutti i perugini e non può essere utilizzato come supporto simbolico di una specifica manifestazione politico-identitaria, peraltro minoritaria.

Perugia deve essere una città rispettosa, libera e inclusiva, ed è proprio per questo che le sue istituzioni devono restare sobrie e rappresentative dell’intera comunità cittadina. L’inclusione e il rispetto sono principi universali, che non devono essere trasformati in appartenenza ideologica e non possono diventare adesione obbligata a una specifica agenda culturale.

Grazie alla Lega, attraverso il Ministro Valditara, è stata recentemente introdotta la disciplina sul consenso informato in ambito scolastico, affermando un principio sacrosanto: quando si trattano temi delicatissimi come sessualità, affettività e identità di genere, lo Stato, la scuola e le istituzioni non possono sostituirsi alle famiglie, tutelando al contempo i bambini dalla confusione della propaganda gender. Non deve essere più consentito ad attivisti politici e associazioni ideologicamente orientate di entrare nelle scuole per fare propaganda gender davanti ai minori, permettendo a soggetti esterni, portatori di una precisa agenda politica, di parlare a bambini e adolescenti di fluidità sessuale, identità di genere, utero in affitto o altri temi altamente sensibili senza il consenso informato dei genitori. Su questi argomenti la Lega ha condotto una battaglia di civiltà per ridare voce alle famiglie, tutelare i bambini dalla confusione della propaganda gender e riaffermare un principio costituzionale fondamentale, ovvero quello sancito dall’art. 30 della Costituzione, secondo cui «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli».

Invitiamo quindi gli esponenti della sinistra e gli attivisti gender a discutere di questi temi nelle loro sedi di partito, nei loro circoli o nelle case dei propri elettori, e vedremo quanti cittadini saranno disponibili ad accoglierli in casa per parlare ai propri figli minorenni di fluidità sessuale, gestazione per altri e identità di genere. Inoltre li invitiamo a partecipare ai cortei arcobaleno e alle manifestazioni in perizoma che ritengono più opportune, ma senza alcun coinvolgimento istituzionale del nostro Comune di Perugia.

Non accettiamo lezioni da una sinistra ipocrita, pronta a salire in cattedra nelle scuole per fare propaganda millantando di insegnare rispetto, inclusione e diritti, salvo poi tollerare o minimizzare espressioni gravemente offensive quando a esserne destinataria è una donna della destra. Le recenti dichiarazioni del deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri rivolte al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni dimostrano ancora una volta l’ipocrisia e la violenza verbale di un fronte progressista che predica rispetto nelle piazze, ma fatica a praticarlo nelle istituzioni. Il rispetto delle donne, della persona e della dignità umana non può essere a corrente alternata, né può dipendere dall’appartenenza politica della persona offesa.

In questo contesto, la decisione del Comune di Perugia di esporre la bandiera Pride da Palazzo dei Priori appare ancora più discutibile. Mentre a livello nazionale la Lega riafferma il primato educativo delle famiglie e il principio del consenso informato su materie sensibili, l’amministrazione comunale sceglie invece di utilizzare il palazzo civico più rappresentativo della città per assumere una posizione simbolica su temi identitari e divisivi.

Il Comune deve certamente contrastare ogni discriminazione e garantire rispetto a ogni persona, ma questo non significa trasformare l’istituzione comunale in uno strumento di adesione alla propaganda gender o a una specifica agenda politico-identitaria.

Se il Comune intende disciplinare l’esposizione di simboli, bandiere o messaggi sulla sede municipale, lo faccia con un regolamento chiaro, generale e valido per tutti, approvato nelle sedi istituzionali competenti. Diversamente, si apre un precedente pericoloso: ogni amministrazione potrà usare il palazzo comunale per affermare la propria agenda culturale e politica.

Chiediamo pertanto all’Amministrazione comunale di chiarire con quale atto sia stata autorizzata l’esposizione della bandiera Pride da Palazzo dei Priori, quale organo abbia assunto la decisione, se la scelta sia stata preceduta da una deliberazione della Giunta, da un atto del Sindaco o da altro provvedimento formale, se esista una normativa nazionale o in regolamento prefettizio e conunale sull’esposizione di bandiere, simboli o messaggi sulla facciata del palazzo comunale. Vorremmo inoltre sapere quali criteri saranno applicati in futuro rispetto ad altre richieste provenienti da associazioni, movimenti, comitati o soggetti portatori di istanze politiche, culturali, religiose, etiche o identitarie e se il Comune ritenga Palazzo dei Priori uno spazio istituzionale neutrale, appartenente a tutti i cittadini, oppure uno strumento di comunicazione politica dell’amministrazione pro tempore. Infine, chiediamo al Sindaco di Perugia se ritenga coerente tale scelta con il principio di neutralità delle istituzioni pubbliche e con il dovere di rappresentare l’intera comunità cittadina, comprese le famiglie che chiedono prudenza, rispetto e consenso informato su temi riguardanti sessualità, educazione e identità di genere.

Per amministrare la città serve meno propaganda istituzionale, più rispetto per le famiglie, meno simboli di parte sui palazzi pubblici, più neutralità delle istituzioni. Meno ideologia calata dall’alto, più ascolto dei cittadini”.

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