Amiloidosi cardiaca, Terni rafforza la presa in carico: nasce una rete tra specialisti e territorio

Dalla diagnosi precoce alle nuove terapie, il congresso traccia la strada per migliorare assistenza e qualità della vita dei pazienti

E.C.

TERNI – Una malattia rara e spesso difficile da riconoscere, ma che oggi può essere affrontata con strumenti diagnostici sempre più sofisticati e con terapie in grado di modificare significativamente il decorso clinico. È il messaggio emerso dal congresso dedicato all’amiloidosi cardiaca che si è svolto a Terni, riunendo specialisti provenienti da diverse discipline mediche per fare il punto sulle prospettive di cura e sull’organizzazione dell’assistenza. Al centro dell’incontro la necessità di costruire una rete stabile tra ospedale e territorio, capace di intercettare precocemente i segnali della malattia e accompagnare il paziente lungo un percorso diagnostico e terapeutico rapido e coordinato.

L’amiloidosi è una patologia sistemica caratterizzata dall’accumulo di proteine anomale nei tessuti e negli organi. Quando interessa il cuore può provocare un progressivo peggioramento della funzione cardiaca, ma i sintomi compaiono spesso molti anni dopo le prime manifestazioni della malattia. Secondo quanto emerso durante il congresso, il coinvolgimento cardiaco si manifesta generalmente tra i 60 e i 70 anni, anche a distanza di un decennio dall’esordio dei primi segnali extracardiaci, rendendo fondamentale una diagnosi precoce. Proprio per questo, gli specialisti hanno evidenziato l’importanza della collaborazione tra cardiologi, ematologi, nefrologi, neurologi, ortopedici e medici di medicina generale. Un approccio multidisciplinare che consente di riconoscere più rapidamente i campanelli d’allarme e indirizzare i pazienti verso i centri specializzati.

Un ruolo strategico è svolto dall’ambulatorio dedicato alle cardiomiopatie dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, che negli ultimi mesi ha rafforzato la propria attività diventando un punto di riferimento sempre più importante per il territorio. A sottolinearlo è stata la dottoressa Georgette Khoury, dirigente medico dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, Tutor SIECVI per ecocardiografia transtoracica e transesofagea e Tutor EACVI per CardioRM: «Al momento l’ambulatorio delle cardiomiopatie gestisce larga parte dei pazienti che fino a qualche mese fa erano costretti ad andare mensilmente a Perugia per il rinnovo del piano terapeutico e, inoltre, sono stati già presi in carico circa 15 pazienti provenienti da Terni e dal territorio provinciale».

Tra i temi affrontati durante il congresso anche l’evoluzione delle tecniche diagnostiche. La valutazione cardiologica associata agli esami ematochimici specifici, all’elettrocardiogramma e all’ecocardiogramma rappresenta il primo passo per far emergere il sospetto clinico di amiloidosi. Fondamentale anche il contributo dell’ecocardiografia avanzata di secondo livello con analisi dello strain ventricolare, che consente di individuare il caratteristico segno del “cherry top”, uno degli indicatori più suggestivi della patologia. Quando il sospetto trova conferma negli accertamenti iniziali, il percorso diagnostico viene completato con esami di terzo livello come la scintigrafia con tracciante osseo e la cardio-risonanza magnetica, strumenti che oggi permettono diagnosi sempre più accurate e tempestive. La sfida dei prossimi anni sarà consolidare ulteriormente la rete multidisciplinare per favorire il riconoscimento precoce della malattia e garantire ai pazienti l’accesso alle nuove opportunità terapeutiche. «La creazione di una rete multidisciplinare garantirà un più precoce riconoscimento dei sintomi e un tempestivo afferimento all’ambulatorio cardiologico, che potrà gestire la prescrizione dei nuovi farmaci a disposizione, assicurando una prognosi e una qualità di vita migliori», ha evidenziato la dottoressa Khoury.

Dal congresso ternano emerge così un modello organizzativo che punta sull’integrazione tra specialisti, medicina territoriale e innovazione tecnologica. Un percorso che guarda al futuro della gestione dell’amiloidosi cardiaca con l’obiettivo di offrire cure sempre più efficaci, accessibili e vicine ai pazienti.

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