«Elicotteri, pedinamenti e intercettazioni per poi assolvere tutti. La Corte dei Conti dovrebbe controllare ben altri apparati dello Stato»

Leopondo Di Girolamo racconta i dieci anni di processi e «sentenze mediatiche anticipate». Una conferenza stampa fiume. LE FOTO. I VIDEO

AU. PROV.

TERNI – L’ultima assoluzione  lo scorso 16 giugno, quando la Corte dei Conti d’Appello ha scagionato definitivamente Leopoldo Di Girolamo e i suoi amministratori sul caso Tari 2014 e sulla realizzazione di un laboratorio di biotecnologia, escludendo ogni danno erariale. Dieci anni lunghissimi per Leopoldo Di Girolamo, di accuse finite con un nulla di fatto. Poi l ‘assoluzione da tutto. Chi non ricorda quel 20 novembre mattina del 2016, quando Terni viene svegliata dal rumore delle pale di un elicottero che volteggia su Palazzo Spada. Tra corso del Popolo, la nuova sede del Comune, e piazza Ridolfi (la vecchia) c’erano circa duecento poliziotti, finanzieri e carabinieri schierati. Un’atterraggio spettacolare, ripreso da decine di operatori della comunicazione e fotografi che dà il via ad una maxi inchiesta per turbativa d’asta e molto altro ancora. Un’indagine imperniata sul solidissimo asse Squadra mobile – Procura – Giudice delle indagini preliminari, che contempla anche la gogna dell’arresto per il sindaco, per gli assessori lavori pubblici Stefano Bucari e al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi. Ora, di quella pagina devastante per l’amministrazione comunale di Terni non resta più nulla, se non il racconto di Di Girolamo.

«Con le ultime due sentenze si chiude definitivamente la vicenda giudiziaria che, dal 2016, mi ha portato ad affrontare dieci procedimenti tra penali, civili e contabili. Da tutti e dieci sono uscito assolto: sei volte come sindaco, due come presidente di Provincia, due come presidente di Ati».
Tra i procedimenti più rilevanti c’è quello penale relativo al “verde pubblico”, nato da un’indagine avviata nel dicembre 2015 su un appalto per la manutenzione, con ipotesi di associazione a delinquere finalizzata a corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. L’altro procedimento centrale è quello contabile legato alla dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Terni, maturata in un contesto di gravissima crisi economica e industriale che ha colpito la città a partire dal 2009 — dalla chiusura della Lyondell Basell alla lunga vertenza Ast-ThyssenKrupp, dalla crisi della Novelli alla chiusura della Centralmotor — aggravata dall’inasprimento dei vincoli di bilancio introdotto dalla riforma della “contabilità armonizzata” (legge 118/2011). In appello è arrivata l’assoluzione piena da parte della Corte dei Conti centrale, che ha riconosciuto la natura stratificata nel tempo del debito comunale, risalente già alla fine degli anni Ottanta, e gli sforzi concretamente messi in campo dall’amministrazione per ridurlo: la riduzione delle società partecipate da undici a tre, la rinegoziazione dei mutui, la transazione con Bnl sui derivati, la forte diminuzione degli investimenti e i tagli su personale, costi della politica e spesa pubblica.
Alla fine di tutto. All’esito dei procedimenti, Leopoldo Di Girolamo: « Quella che oggi voglio rimarcare è la verità giudiziaria, che non è certo verità politica o verità storica. Quella politica, se mai esiste, sconta le inevitabili differenze di pensiero, valori ed obiettivi fra le diverse forze politiche. La verità storica, che è sicuramente più reale, la danno gli studiosi che, a distanza ragguardevole dagli avvenimenti, cercano di dare significato ai fatti. Ma entrambe, verità politica e verità storica, non possono non tenere conto della verità giudiziaria, che ne costituisce parte rilevante».

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