PERUGIA – «Il progetto che sta per partire in altre città italiane per curare gratuitamente gli animali di anziani soli o di persone in condizioni economiche svantaggiate a Perugia era già sul tavolo. Purtroppo però la mia proposta di realizzare un ospedale veterinario pubblico aperto 24 ore su 24 e gratuito per aiutare residenti a basso reddito, anziani e famiglie in difficoltà, è stata bocciata dalla maggioranza di centrosinistra. Una città cresce quando sa dire sì alle idee che la rendono migliore: altre realtà si stanno mostrando fortemente interessate, Perugia avrebbe potuto ottenere questo risultato per prima ma così non è stato». Con queste parole la consigliera comunale Margherita Scoccia commenta il recente avvio a Roma di un progetto pilota di veterinariato sociale.
«Nelle scorse settimane – si legge in una nota dell’esponente di opposizione – il Municipio I di Roma ha firmato una direttiva di giunta per dare il via a un servizio che garantisce l’accesso alle cure veterinarie di base alle famiglie e alle persone in condizioni di fragilità economica o sociale che hanno un animale d’affezione in casa. Nel Municipio I della Capitale, città dove tra le altre cose è in corso di realizzazione un ospedale veterinario pubblico alla Muratella, è stato deciso che la priorità verrà data agli over 65 soli, ai nuclei con Isee basso e alle situazioni di difficoltà che rischiano di tradursi nella rinuncia alle cure per il proprio cane o gatto».
«È esattamente la battaglia che sto portando avanti qui a Perugia – sottolinea Margherita Scoccia di Fratelli d’Italia -. La mia proposta, presentata nell’agosto 2025, prevedeva cure gratuite per cani e gatti di proprietà di persone a basso reddito, anziani e famiglie in difficoltà, oltre che per gli animali ospitati nei canili e nei gattili comunali e per quelli in attesa di adozione. Un ospedale veterinario pubblico H24 – dice Scoccia – che in un’ottica di rigenerazione urbana avrebbe valorizzato immobili pubblici inutilizzati coinvolgendo in una logica di sistema integrato l’Università di Perugia, l’Asl Umbria 1, l’Ordine dei veterinari, l’Istituto Zooprofilattico e le associazioni».
La consigliera ricorda i numeri che giustificano l’urgenza: «In Umbria il 52,7% delle famiglie vive con almeno un animale domestico. Per molti anziani che vivono soli, spesso, quell’animale è l’ultimo argine contro l’isolamento. Negare le cure per ragioni economiche significa alimentare abbandoni, randagismo e maggiore pressione sui canili, con costi sociali ben più alti per la collettività. Non è una politica per gli animali in alternativa alle persone, anche perché sono diverse le linee di finanziamento: è una misura che intercetta un bisogno umano concreto».
Quindi l’affondo politico: «La sinistra perugina ha votato no, peraltro con argomentazioni davvero poco convincenti di Pd e M5s. ‘Non è prerogativa del Comune’, aveva risposto sbrigativamente l’assessore David Grohmann. E allora perché a Roma l’ospedale da 6,5 milioni lo ha interamente finanziato il Comune? La maggioranza in Consiglio comunale ha così preferito dire no a una proposta che non avrebbe sottratto nulla alla sanità pubblica ma che avrebbe dato risposte concrete alle fasce più fragili. Quello che succede oggi a neppure 200 chilometri da Perugia dimostra che ciò che proponevo io si può ancora perfettamente fare. Ma l’attuale maggioranza a Palazzo dei Priori, forse perché la proposta proveniva da destra, come hanno sottolineato perfino alcuni giornali, ha votato no».


