«L’Asl unica è un errore politico e tecnico. Non funziona e allontana le decisioni dalle persone»

Il Pd torna a prendere posizione sul riassetto sanitario regionale. Stoccate anche alla destra: fiaccolata esagerata e strumentale

 
TERNI – No ad un’unica Asl  ma anche alla fiaccolata organizzata dal centro destra: «Non è morto nessuno». Leopoldo Di Girolamo parla di strumentalizzazione  politica, prediligendo un modo di dire No, meno spettacolare ma pur sempre incisivo. «Posto che non c’è niente di concreto, che di accorpamento di Usl Umbria 1 e Usl Umbria 2 in una unica Asl regionale si parla e basta, vogliamo sottolineare la nostra posizione. Contraria!»
«Siamo di fronte ad una crisi del Servizio Sanitario Nazionale profonda e strutturale – rende noto il segretario comunale – che deve essere affrontata con misure organiche e strutturate. Ormai gli italiani che rinunciano a curarsi sono più di 5 milioni, le liste di attesa sono sempre più congestionate, la spesa privata per la salute ha superato i 40 mid di euro, a carico soprattutto della parte di popolazione più fragile economicamente e culturalmente, con circa 1,25 milioni di famiglie che hanno subito un rilevante dissesto economico a causa di cospicue spese sanitarie, una quota sempre maggiore di cittadini non usufruisce neppure del servizio del medico di famiglia, aumentano le disuguaglianze sanitarie territoriali e la mobilità sanitaria verso le regioni più attrezzate i servizi, sia territoriali che di ricovero, soffrono la mancanza di professionisti sanitari, in primo luogo gli infermieri (rispetto alle dotazioni organiche ne mancano tra i 60 e i 65.000). La quota di copertura pubblica è diminuita fino al 74,3% del 2025, con una incidenza inferiore del 7,7% rispetto alla media UE.
Malgrado tutti i problemi il nostro SSN riesce ancora ad essere apprezzato dai nostri concittadini (oltre il 75% lo giudica positivamente, anche se la tendenza è in calo) ed ottiene indici di efficacia fra i più alti nel mondo. Ma dai vertici stiamo progressivamente perdendo posizioni. Per questo vanno prese misure che, da opportune, ora sono diventate necessarie e indifferibili. Ricordandoci che i benefici dati da un sistema sanitario universale, accessibile ed equo vanno oltre quelli diretti allo stato di salute perché popolazioni più sane sono determinanti per realizzare economie più solide e resilienti. La prima misura è quella di invertire la china del de-finanziamento del sistema dopo la rilevante iniezione finanziaria effettuata durante la pandemia dal ministro Speranza, che con oltre 8mld di euro elevò il
rapporto fsn/pil al 7,5%, nella media U.E. ed Ocse, con il governo Meloni è ripresa la discesa ed ora siamo al 6,4%, fra gli ultimi tra i paesi sviluppati».

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