La politica guarda altrove mentre le famiglie affondano

Il commento di Guasticchi

di Marco Vinicio Guasticchi*

PERUGIA – C’è un’emergenza che cresce ogni giorno nel silenzio generale. Non occupa le prime pagine dei giornali, non scatena dibattiti televisivi e raramente entra nelle priorità della politica. Eppure riguarda milioni di italiani e milioni di famiglie. È l’emergenza della non autosufficienza, degli anziani fragili e dei disabili che necessitano di assistenza continua.
L’Italia è un Paese che invecchia rapidamente. Lo dicono i numeri, lo raccontano le statistiche, lo vediamo nelle nostre città e nei nostri paesi. Eppure continuiamo a comportarci come se il problema non esistesse. Si discute di tutto, ma quasi mai della condizione di chi ogni giorno combatte una battaglia silenziosa dentro le mura di casa.
Quando un genitore perde l’autonomia, quando un coniuge si ammala, quando un figlio si trova a convivere con una grave disabilità, lo Stato spesso si dissolve. Le famiglie vengono lasciate sole a gestire una situazione che richiede competenze, organizzazione, sostegno economico e assistenza sanitaria costante. È in quel momento che si scopre quanto sia fragile la rete di protezione sociale del nostro Paese.
La verità è scomoda ma evidente: in Italia la non autosufficienza è ancora considerata un problema privato. Se hai risorse economiche puoi acquistare assistenza. Se non le hai, devi arrangiarti. È una lotteria che premia chi può pagare e condanna chi non può farlo.
Le rette delle strutture residenziali superano spesso i 3.000 euro al mese. In molti casi arrivano a cifre che una pensione media non coprirà mai. Per migliaia di famiglie questo significa erodere risparmi accumulati in una vita di lavoro, vendere patrimoni, rinunciare a progetti e sacrificare il proprio futuro. Per altri significa semplicemente non avere alcuna possibilità di scelta.
Ancora più drammatico è ciò che accade ai caregiver familiari, una categoria invisibile che sostiene sulle proprie spalle gran parte del welfare nazionale. Sono figli, mogli, mariti, fratelli e sorelle che dedicano anni della loro vita all’assistenza di una persona fragile. Rinunciano al lavoro, al tempo libero, alle relazioni sociali e spesso anche alla propria salute. Eppure continuano a essere trattati come una presenza scontata, come se il loro sacrificio fosse un dovere naturale e non un servizio essenziale alla collettività.
La politica continua a rincorrere l’emergenza del giorno, ma ignora la più grande trasformazione demografica della nostra epoca. Ogni anno aumentano gli anziani non autosufficienti e diminuiscono le risorse disponibili per assisterli. È una bomba sociale già esplosa, che rischia di travolgere intere generazioni.
Non servono slogan né promesse elettorali. Serve una strategia nazionale. Occorre investire seriamente nell’assistenza domiciliare, aumentare i posti nelle strutture convenzionate, sostenere economicamente le famiglie e riconoscere finalmente il ruolo dei caregiver. Serve una sanità che non si limiti a curare la malattia, ma che accompagni la fragilità.
La qualità di una società non si misura dal numero dei suoi grattacieli o dalla crescita del PIL. Si misura da come tratta chi è più debole. E oggi l’Italia, su questo fronte, rischia di fallire una delle prove più importanti della sua storia.
I nostri anziani hanno costruito il Paese che conosciamo. Hanno lavorato, pagato tasse, cresciuto figli e sostenuto intere comunità. Non meritano di trascorrere gli ultimi anni della loro vita tra solitudine, liste d’attesa e incertezze. Non meritano di essere considerati un costo da contenere.
E nemmeno le loro famiglie meritano di essere abbandonate.
Se davvero vogliamo parlare di futuro, cominciamo da qui. Perché la vera emergenza non è quella che occupa i titoli per qualche settimana. La vera emergenza è quella che ogni giorno si consuma nel silenzio delle case italiane, dietro una porta chiusa, dove una famiglia lotta da sola contro la fragilità, l’indifferenza e l’assenza dello Stato.

*ex presidente della Provincia di Perugia

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