di Alvaro Lanfaloni – Gruppo Ginkgo Perugia
Ci arrivano segnalazioni e foto di un gran numero di cartelli appesi ai pini domestici di via Magno Magnini e Largo Madonna alta.
Si vede che l’intenzione irremovibile di abbattere 35 pini ( uno dietro l’altro) nella prima via e una quindicina nella seconda , e’ arrivata alla cittadinanza più sensibile.
Anche noi come Comitato Ginkgo biloba Perugia ci uniamo alla protesta e facciamo appello al Comune perché trovi alternative che non siano sempre e solo l’abbattimento.
Con il seguente Comunicato stampa proponiamo anche alcune soluzioni.
Abbiamo piacere che si stia attuando “il programma marciapiedi“.
Sicuramente si terrà conto, come da impegni elettorali, di “estendere lo spazio a disposizione di chi cammina e di procedere a nuove piantumazioni per rendere più piacevole il percorso e contrastare l’effetto calore. Si terrà conto, come promesso, anche della continuità dei filari e delle masse vegetate per moltiplicare l’ombra e l’evotraspirazione “.
Ci giunge pero’ notizia, attraverso la Consulta del verde di cui facciamo parte, che sono stati programmati due progetti che sembrano non tener conto di quelle promesse: uno che coinvolge ( o meglio sconvolge) 35 ( trentacinque) pini domestici, che senza discontinuità verranno abbattuti uno dietro l’altro in via Magno Magnini (dalla intersezione di via E.Fermi alla rotatoria con Via Gallenga ) e l’altro di 15 pini in Largo Madonna alta.
Tutto per rifare marciapiedi, parcheggi e manto stradale. Verrebbero messi a dimora dei bagolari.
La Consulta del verde si e’ espressa in maniera negoziale chiedendo il salvataggio almeno dei pini che non danno grossi problemi .
Noi invece la pensiamo così:
la città e il quartiere di Madonna Alta negli ultimi anni hanno visto troppi abbattimenti discutibili di alberi sani , soprattutto pini domestici e soprattutto per infrastrutture progettate non in armonia con il
patrimonio arboreo esistente. Pertanto nello specifico dei progetti per il rifacimento dei marciapiedi e manto stradale di via Magno Magnini e Largo Madonna alta , e’ auspicabile trovare una soluzione che escluda l’abbattimento indiscriminato di tutti i pini. Ci sono tecniche alternative che consentono di salvare gli alberi e ristabilire la percorribilità di marciapiedi e strade dissestate dalle radice. Ad esempio il metodo “Alle Radici dell’Albero” che fa capo all’agronomo Gian Pietro Cantiani. Non è un metodo sperimentale, come si vuole far credere senza prove, ma è oggi un protocollo tecnico-operativo consolidato e brevettato.
Siamo fermamente convinti che mettendo sul piatto della bilancia i pro e i contro di questi due progetti, si evidenzia un grosso squilibro verso i contro soprattutto, quando nei mesi più caldi e afosi, sara’ minore per lungo tempo il contenimento delle isole di calore. E questo in un’area con scuole dell’infanzia e primarie. Senza parlare poi degli altri benefici: ossigenazione dell’aria, sequestro di anidride carbonica, abbattimento degli inquinanti, attenuazione dei rumori del traffico , effetto distensivo alla vista delle chiome verdi, stabilizzazione del suolo, ecc. Per avere gli stessi benefici bisognerà aspettare almeno 15-20 anni sempre che le nuove messe a dimora ricevano la giusta cura.
Quindi, pur unendoci al plauso all’amministrazione per il lavoro su strade e marciapiedi, siamo contrari agli abbattimenti senza una perizia tecnica accurata che ne dimostri un rischio concreto e accertato per la pubblica incolumità ( come da sentenza del Consiglio di Stato ottobre 2022 e art.6 nuove Linee guida CONAF Consiglio ordine nazionale agronomi e dottori forestali).
Sostenere che si e’ nel diritto di abbattere solo perché i pini contrastano con le infrastrutture, sarebbe un artificio, forse anche ammesso da una interpretazione di parte del regolamento, ma che non farebbe onore a chi ha promesso una visione più ecologica e ambientalista del verde in città.
In sintesi noi proponiamo una consulenza degli esperti con esperienza sui metodi sopra citati, per verificare se la tecnica possa essere applicata a salvataggio di quei pini e a vantaggio della sicurezza dei marciapiedi e della strada. Non crediamo, fra l’altro, che a conti fatti si abbia un esborso di denaro molto più alto. L’abbattimento e il trasporto del legname hanno un costo. La rimozione/fresatura della ceppaia ha un costo. I nuovi impianti hanno un costo come la loro cura per almeno cinque anni. E poi ci sono i costi indotti dall’ innalzamento in zona della temperatura (costo elettricità’ ventilatori/ condizionatori) e un costo per la salute pubblica. Non vogliamo lasciare nulla di intentato per salvare gli alberi, già troppo bistrattati. Soprattutto per Largo Madonna alta pensiamo che dopo aver decompattato il terreno, l’applicazione del metodo “rimozione asfalto- scavo trincea- potatura radici esploratrici orizzontali-barriera radicale – chiusura scavo” possa dare dei risultati molto più efficaci nel tempo. Infatti in quell’area le radici dei pini non avrebbero grosse sollecitazioni in futuro in quanto le aree attigue fungono solo da parcheggio. Sarebbe anche una opportunità per verificare una tecnica che si continua a dire sperimentale, ma ormai, come già scritto, sperimentata e che potrà trovare applicazione in altre zone della città con radici affioranti. E ce ne sono molte… Che vogliamo fare , abbattiamo tutto?


