di Marco Brunacci
PERUGIA – Più lavoro per tutti. E’ la finalità e scopo di Arpal, Agenzia regionale per il lavoro, che per l’appunto è stata appena riformata dalla giunta Proietti, nonostante durante la giunta Tesei abbia
lavorato discretamente e questo per parere unanime nel settore.
Ma con la riforma Proietti, di sicuro, compaiono due nuovi importanti posti di lavoro: è o non è la finalità e scopo di Arpal moltiplicare le occasioni di impiego? E impiego qualificato? Detto fatto.
Quindi ci sarà il posto di lavoro dell’amministratore unico (per la cifra mica male di 6.500 euro lordi al mese) e quello ambitissimo di direttore (11.500 euro lorde al mese, che, anche col diluvio di tasse
imposto dalla giunta Proietti, resta un gran bel compenso).
Due fior di stipendi, che andranno ai vincitori del bando che è in visione e che sicuramente sarà interessante per tanti (lo pubblichiamo qui di seguito).
Dicono anzi che la nuova Arpal sia ambitissima a livello anche interregionale. E in questo sta il clamoroso rumors di cui parliamo, visto che di solito non c’è la ressa per lavorare qui in Regione.
L’ultimo venuto da fuori per fare il direttore (Paggi) è fuggito dopo un anno, anche se ha spiegato che era per la troppa contentezza.
Si vedrà il 15 giugno quante saranno le domande e come si decideranno i due nuovi cruciali incarichi, che significa tanti soldi per i fortunati che verranno scelti.
Tecnici del ramo sostengono che questa riforma lascia però aperte delicate questioni: per esempio la sovrapposizione di competenze tra direttore e amministratore unico. Ma con due stipendi di quel genere magari saranno entrambi disposti a non litigare per fare questo o quello. Altri del ramo ritengono che, in ogni caso, non sia ragionevole il doppio costo esorbitante per i cittadini.
A questo punto ci permettiamo di aggiungere che la Cna e il Centro studi di riferimento hanno chiarito quali potranno essere gli effetti del diluvio delle tasse voluto dalla Regione in Umbria, ovviamente
unita al resto delle problematiche dell’Universo mondo a partire dalle guerre. L’Umbria sarebbe destinata a crescere meno della metà rispetto alla già bassa crescita nazionale.
Analisti seri, non schierati ammonivano che l’aumento delle tasse, tanto più se non motivato da emergenze contingenti, a questo porta: riduzione dei consumi e degli investimenti. Più povertà per tutti.




