Trasporto ferroviario. «L’Umbria non può restare isolata, serve una legge speciale»

Le richieste di Filt Cgil, Uiltrasporti, Orsa Trasporti e Ugl Ferrovieri

PERUGIA – “Il territorio assiste a un isolamento sempre più marcato. È necessaria l’introduzione di una legge speciale per l’Umbria e le sue infrastrutture, una misura straordinaria che garantisca ai treni regionali e interregionali la possibilità concreta di percorrere le tratte dell’Alta velocità”. È quanto chiedono a gran voce le organizzazioni sindacali regionali Filt Cgil, Uiltrasporti, Orsa Trasporti e Ugl Ferrovieri dopo che l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), con la delibera 49/2026, ha fissato a 250 chilometri orari la velocità minima per l’accesso ad alcune infrastrutture strategiche come la linea Direttissima e la riduzione dello spazio riservato al trasporto pubblico ferroviario in caso di conflitto con operatori privati. In particolare, i segretari generali Ciro Zeno (Filt), Stefano Cecchetti (Uiltrasporti), Luca Taraddei (Orsa Trasporti) e Paolo Brogi (Ugl Ferrovieri), nella conferenza stampa organizzata a palazzo Cesaroni a Perugia, lunedì 15 giugno, hanno fatto sapere di ritenere “non più tollerabile che Art continui a compiere scelte puramente politiche. Tali decisioni determinano condizionamenti gravissimi che spingono sempre più il Gruppo Ferrovie dello Stato verso una visione puramente commerciale, abbandonando l’idea fondamentale del trasporto come servizio pubblico essenziale.
A tutto questo noi diciamo basta”. Rispetto a quello che ritengono “il paradosso della linea lenta e la beffa dei treni a 200 km/h”, Zeno, Cecchetti, Taraddei e Brogi hanno affermato che “costringere i convogli a camminare esclusivamente sulla linea lenta equivale a imporre tempi di percorrenza dilatati fino a un’ora in più. Questo accade perché le miopi scelte del passato hanno tagliato binari e raddoppi anche sulla stessa linea lenta: di conseguenza, se un treno interregionale si trova a seguire un convoglio locale che effettua tutte le fermate intermedie, è costretto a rallentare drasticamente la propria velocità di crociera, scendendo fino a 30 km/h. Una criticità insostenibile”. “Oggi – hanno ricordato i sindacati – disponiamo di treni in grado di raggiungere i 200 km/h, mezzi che non possono più accedere alle linee dell’Alta velocità perché sono stati classificati come treni interregionali. Ciò rappresenta una limitazione enorme e un ingente sperpero di denari pubblici. L’assurdità del sistema regolatorio attuale è dimostrata da un ulteriore elemento: un treno progettato per viaggiare a 200 km/h, per coprire i circa 50 chilometri della tratta Orte-Roma, impiega appena 3 minuti in più rispetto a un treno che viaggia alla velocità di 250 km/h. Questo dato tecnico dimostra in modo inequivocabile che il blocco non è dovuto a una reale limitazione di velocità o di tempi tecnici di percorrenza, bensì a una scelta puramente politica ed escludente che non intendiamo in alcun modo accettare”. I segretari si sono anche detti “nettamente contrari rispetto al processo di privatizzazione del Gruppo Ferrovie dello Stato”: “Le scelte attuali del Governo e di Art – hanno denunciato – stanno spingendo verso la capitalizzazione del Gruppo e la liberalizzazione selvaggia del mercato, senza tenere minimamente conto della necessità imprescindibile del servizio universale. Diciamo un ‘No’ categorico a una privatizzazione del Gruppo Ferrovie dello Stato che guardi esclusivamente al business e alle tratte di mercato dell’Alta velocità. Non accetteremo l’abbandono del trasporto regionale ed interregionale, che condanna territori come il nostro a un isolamento definitivo”.
Tutte queste criticità, che i sindacati definiscono “collasso del servizio”, oltre che sui pendolari hanno anche conseguenze sul personale del Gruppo Fs: “I lavoratori dell’assistenza, delle biglietterie e i capitreno – hanno segnalato con preoccupazione i sindacati, riportando le denunce dei lavoratori stessi – non possono continuare a essere l’ingiusto bersaglio quotidiano delle proteste e delle rivendicazioni dei pendolari. Questo personale di front face si trova costantemente esposto in prima linea, subendo offese e ingiurie quotidiane che non merita in alcun modo. Se i treni non partono, se accumulano ritardi cronici, se vengono soppressi o se sono costretti a tempi di percorrenza biblici, la responsabilità non è certamente dei lavoratori ma ricade interamente su un Governo e su un vertice del Gruppo Ferrovie dello Stato che oramai dà la netta impressione di non sapere più cosa fare e quale direzione stiano prendendo”.
“I pendolari umbri che ogni giorno partono da Perugia, Foligno, Terni, Orvieto, Spoleto – hanno concluso Zeno, Cecchetti, Taraddei e Brogi – e, ci auguriamo presto, anche dalle stazioni di Umbertide e Città di Castello hanno il pieno diritto di poter raggiungere le altre città italiane con la stessa identica dignità con cui si muovono gli altri cittadini del Paese. L’Umbria non può e non deve essere isolata. Chiediamo con urgenza un cambio di rotta radicale: stop ai processi di privatizzazione, investimenti immediati sul trasporto regionale come pilastro del servizio pubblico e la totale tutela professionale, sociale e psicofisica dei lavoratori ferroviari esposti in prima linea”.

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