«La medicina generale guarda al futuro senza rinunciare ai suoi valori»

L’intervento della Fimmg dell’Umbria

PERUGIA – “Negli ultimi giorni il dibattito sul nuovo Accordo Collettivo Nazionale della Medicina Generale si è arricchito di numerosi interventi, molti dei quali esprimono timori comprensibili. Tuttavia, quando si affrontano temi così importanti per il futuro della sanità pubblica, è necessario distinguere le opinioni dai fatti. Fimmg Umbria ritiene doveroso riportare il confronto su basi oggettive, nell’interesse non solo dei medici, ma soprattutto dei cittadini”: lo scrive in una nota la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) dell’Umbria.
Prosegue ancora il sindacato dei medici di famiglia: “Il rapporto di fiducia tra il medico di famiglia e il proprio assistito rappresenta il cuore della Medicina Generale italiana. È un patrimonio costruito in decenni di lavoro, che nessuna riforma può e deve mettere in discussione. Proprio per questo FIMMG ha affrontato il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale con un obiettivo preciso: difendere quella relazione di fiducia rendendola compatibile con le nuove esigenze di salute della popolazione e con l’evoluzione del Servizio Sanitario Nazionale. È importante chiarire un punto fondamentale. Il cosiddetto ruolo unico della Medicina Generale non nasce con il nuovo ACN e non rappresenta una scelta introdotta dall’attuale contrattazione”.
Aggiunge la Fimmg: “Il ruolo unico è previsto dalla Legge n. 189 del 2012, la cosiddetta Legge Balduzzi, che oltre dieci anni fa ha stabilito l’unificazione funzionale della Medicina Generale demandandone l’attuazione alla Convenzione nazionale. Per anni quella previsione è rimasta sostanzialmente incompleta. Oggi qualcuno lascia intendere che sarebbe stato sufficiente opporsi per impedirne l’applicazione. Non è così. La legge dello Stato era già in vigore. La vera scelta era un’altra: subire un’applicazione imposta oppure costruire, attraverso la contrattazione, un modello capace di salvaguardare il ruolo del medico di famiglia, la sua autonomia professionale e il rapporto fiduciario con i cittadini. FIMMG ha scelto la responsabilità della trattativa”.
E ancora: “Lo stesso vale per il percorso di riorganizzazione della sanità territoriale previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’Europa non ha chiesto all’Italia semplicemente di costruire nuove Case della Comunità. Ha chiesto di realizzare una vera riforma dell’assistenza territoriale, capace di garantire cure più vicine ai cittadini, maggiore integrazione tra i professionisti e una presa in carico più efficace dei pazienti cronici e fragili. Per raggiungere questi obiettivi era indispensabile ridefinire anche l’organizzazione della Medicina Generale. Il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale ha rappresentato uno degli strumenti che hanno consentito al nostro Paese di rispettare gli impegni assunti con l’Unione Europea, contribuendo concretamente al raggiungimento dei traguardi previsti dal PNRR per la sanità territoriale. Anche grazie alla responsabilità dimostrata dalla Medicina Generale organizzata e dalla FIMMG è stato possibile evitare che tali cambiamenti venissero imposti unilateralmente, costruendo invece un percorso condiviso e rispettoso della professione”.
Per Fimmg “questo non significa rinunciare ai principi che hanno sempre caratterizzato il nostro lavoro. Al contrario. Il nuovo ACN mantiene il medico di medicina generale come libero professionista convenzionato, preservandone l’autonomia clinica e organizzativa e confermando il rapporto fiduciario con i propri assistiti come elemento centrale del sistema. Significa però prendere atto che la sanità del 2026 non può essere organizzata come quella di trent’anni fa. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, la complessità assistenziale, la carenza di medici e la necessità di garantire cure sempre più vicine al domicilio richiedono strumenti nuovi e una maggiore integrazione tra tutti i professionisti del territorio. Le Case della Comunità, le Aggregazioni Funzionali Territoriali e il lavoro in équipe non devono sostituire il medico di famiglia. Devono renderlo più forte. Devono permettergli di dedicare più tempo alla cura delle persone, condividendo attività organizzative e assistenziali con gli altri professionisti della sanità territoriale. Ai cittadini vogliamo rivolgere un messaggio chiaro. Il vostro medico di famiglia non scompare. Continuerà a essere il professionista che conosce la vostra storia clinica, il vostro contesto familiare e sociale, il primo punto di riferimento per ogni problema di salute. L’obiettivo della riforma è fare in modo che questo rapporto possa continuare a esistere anche nei prossimi decenni, in un sistema sanitario profondamente cambiato. Comprendiamo le preoccupazioni espresse da alcuni colleghi. Il confronto è sempre legittimo e rappresenta una ricchezza per la categoria. Ma crediamo che alimentare la paura, lasciando intendere che ogni cambiamento rappresenti automaticamente una perdita per cittadini e medici, non aiuti nessuno”.
Concludono dal sindacato: “Fare sindacato significa assumersi la responsabilità di governare il cambiamento, non limitarsi a denunciarlo. Significa ottenere le migliori condizioni possibili all’interno di un quadro normativo già definito, tutelando contemporaneamente la professione e il diritto dei cittadini ad avere una Medicina Generale moderna, efficiente e vicina alle persone. Fimmg Umbria continuerà a lavorare affinché anche gli Accordi Integrativi Regionali rendano concreta questa visione, adattando il nuovo modello alle esigenze del nostro territorio e garantendo ai medici condizioni di lavoro sostenibili e ai cittadini un’assistenza sempre più qualificata. Le riforme si possono subire oppure governare. Fimmg ha scelto di governarle, perché crediamo che il compito di un sindacato non sia difendere il passato, ma costruire il futuro della Medicina Generale senza rinunciare ai valori che da sempre la rendono il pilastro del Servizio Sanitario Nazionale: prossimità, autonomia professionale e rapporto di fiducia con i cittadini”.

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