Nella città che bolle non c’è pietà per il verde

Alberi considerati un problema da estirpare. L’ultimo caso è quello di piazza di Solferino

TERNI – La città bolle. Al grande caldo della crisi climatica si somma l’azione dell’asfalto infuocato. In tanti invocano misure di mitigazione  – riforestazione urbana, fontane, prati al posto del cemento (depavimentazione),  boschi e verde pensile  – per rendere il microclima urbano più accettabile.  Opere già intraprese nelle città di mezza Europa.

A Terni, invece, il verde viene visto come un problema. Alberi, siepi e prati  richiedono manutenzione, potatura, irrigazione: risorse umane ed economiche. A terni si rimuove il problema alla radice, eliminando  le piante. Negli ultimi dieci anni sono  stati tagliati centinaia di alberi dalla chioma possente perché ritenuti pericolosi, come in largo Villa Glori. Piante che offrivano ombra e che, nel migliore dei casi, sono stati sostituiti con piccolissimi alberelli ornamentali. Il verde urbano considerato un nemico pubblico. lo racconta il caso di piazza Solferino.  Un’area pedonale del centro città in preda a mille problemi, ad iniziare da quello sello spaccio a cielo, in cui il Comune decide di intervenire tagliando gli unici inserti di che regalano  un po’ di frescura. E’ bastato che la Prefettura facesse notare che alcuni lampioni sono coperti dal fogliame, per far scattare il taglio alla radice. Palazzo Spada non ha perso tempo in potature o  progetti di illuminazione diffusa. Per l’amministrazione Bandecchi la soluzione è la motosega: un paio di ore e il problema è risolto.  Magari lo spaccio continuerà lo stesso,  così come proseguirà la desertificazione commerciale, gli episodi di violenza e gli schiamazzi dei maranza. Ma il capro espiatorio è stato individuato.

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