di Drake il corsaro
PERUGIA – L’estate del 2027 potrebbe portare con sé una novità tutt’altro che marginale per la politica umbra: la Giunta regionale potrebbe passare da cinque a sei assessori. Uno in più dell’attuale.
Dietro quella che potrebbe sembrare solo una modifica alla “aggiungi un posto a tavola” si nasconde invece un mosaico politico molto più complesso. Un mosaico che attraversa Roma, Terni, Spoleto, Perugia e Città di Castello. Per capire il disegno bisogna fare un passo indietro.
Se i tempi auspicati dal Governo saranno rispettati, nella primavera del 2027 si voterà anche per le elezioni politiche. E pochi, nel Partito Democratico, dubitano che Tommaso Bori sarà tra gli eletti. Dopo aver riconquistato Perugia e contribuito in maniera decisiva alla vittoria in Regione, appare difficile immaginare che il PD possa impedirgli il salto in Parlamento. Con la futura legge elettorale, che preveda o meno le preferenze, i democratici umbri dovrebbero eleggere almeno tre parlamentari (due deputati ed un senatore). Anna Ascani appare destinata al posto da capolista bloccato; Bori, in un modo o nell’altro, avrebbe ottime possibilità di arrivare a Montecitorio, e al senato l’unico posto certo andrebbe ad un personaggio romano di sicuro valore.
Il trasferimento di Bori, però, aprirebbe inevitabilmente un vuoto nella Giunta regionale.Ma nel 2027 non si voterà solo per il Parlamento. A maggio andranno al voto anche Spoleto, Città di Castello e Todi.
Se Todi appare già oggi una salita difficile per il centrosinistra, perdere anche Spoleto o, peggio ancora, Città di Castello rappresenterebbe un colpo pesantissimo. Per il centrodestra, invece, sarebbe il miglior trampolino possibile per preparare la riconquista della Regione. Le preoccupazioni su Spoleto e Città di Castello sono fortissime, molti analisti di sinistra (in primis Alberto Giovagnoni) hanno letto con grande preoccupazione l’esito del referendum sulla giustizia nella nostra regione, basta vedere i dati, appunto, di Città di Castello e Spoleto.
Ed è proprio a Spoleto che il quadro si complica.
Da mesi il rapporto tra il PD spoletino e il sindaco Andrea Sisti è ai minimi storici. Consiglieri usciti dall’aula, voti contrari, sindaco mandato sotto in Consiglio comunale, comunicati polemici: il livello dello scontro è ormai pubblico. L’obiettivo del PD, secondo molti osservatori, sarebbe chiaro: convincere Sisti a fare un passo indietro per lasciare spazio a Marco Trippetti, attuale presidente del Consiglio comunale.
Nel partito spoletino cresce infatti la convinzione che contro Sisti il centrodestra unito avrebbe vita relativamente facile, mentre contro Trippetti la partita sarebbe molto più aperta. Non vi sarebbe la certezza di poter vincere ma almeno si potrebbe giocare.
C’è però una variabile nuova. Negli ultimi mesi Andrea Sisti è diventato il punto di riferimento umbro di Alessandro Onorato, figura centrale del centrosinistra romano, uomo la cui discesa in campo a livello nazionale è stata favorita ed auspicata da Goffredo Bettini e Giuseppe Conte in ottica “anti Renzi”.
Attraverso quella rete politica, Sisti sta rafforzando il proprio profilo civico e regionale.
Tradotto: convincerlo a ritirarsi sarà tutt’altro che semplice. A meno di non ricorrere alla più antica delle formule della politica italiana: “promoveatur ut amoveatur”. Ecco allora il sesto assessore regionale. Qui entra in scena la modifica dello Statuto regionale.
Dal 2024 una norma nazionale consente alle Regioni di aumentare il numero degli assessori. L’Umbria potrebbe quindi passare dagli attuali cinque a sei, secondo alcune interpretazioni addirittura a sette.
L’ipotesi oggi più accreditata resta quella di arrivare a sei, anche perché il Consiglio regionale conta appena venti consiglieri.
In Toscana Eugenio Giani è stato costretto ad accettare, nelle scorse settimane, questa modifica. Ora potrebbe toccare anche a Stefania Proietti. Se la Giunta si allargasse, ci vorrà del tempo per approvare la modifica statutaria. Andrea Sisti potrebbe entrare in Regione, assumendo con ogni probabilità la delega all’agricoltura.
Una scelta che pochi potrebbero contestare, visto il riconoscimento di cui gode nel settore anche tra gli avversari politici.
L’attuale assessore Simona Meloni, però, non uscirebbe affatto ridimensionata.
Con Bori a Roma potrebbe infatti diventare vicepresidente della Regione e assumere il ruolo di Capo delegazione del PD in Giunta, aggiungendo probabilmente anche il Bilancio alle proprie competenze. Una promozione che, raccontano diversi esponenti storici del centrosinistra umbro, molti guarderebbero con favore, confidando in una gestione più rigorosa dei conti e, magari, in un alleggerimento della pressione fiscale.
E Terni? Con Bori trasferito in Parlamento e Sisti in Giunta, si libererebbe spazio anche per un ulteriore assessore espressione del PD ternano, anche per compensare l’assenza di parlamentari ternani.
Ed è proprio qui che potrebbe consumarsi la partita politicamente più delicata.Quel nuovo assessore o assessora, magari con una maturata esperienza politica e amministrativa, potrebbe infatti rivendicare la delega più pesante di tutte: la Sanità. Non è un mistero che nel territorio ternano cresca il malcontento per la Presidente Proietti a causa della manovra fatta di tasse elevate e risultati sanitari giudicati insufficienti un pò in tutta la Regione ma soprattutto nella provincia ternana.
Dentro il PD locale si starebbe facendo strada una convinzione: con la Sanità in mano alla presidente Proietti diventa molto difficile recuperare consenso nella provincia di Terni.
Il grande risiko è già iniziato Naturalmente siamo ancora nel campo delle ipotesi. Non sappiamo se tutte le correnti del PD umbro condividano questo schema. Per alcuni potrebbe rappresentare il piano perfetto, per altri un autentico incubo. Una cosa, però, appare sempre meno fantasiosa. Fra Roma, Terni, Spoleto, Perugia e Città di Castello c’è chi questo puzzle lo sta già immaginando. E forse qualcuno sta già cercando di incastrarne i pezzi.
Se il progetto andrà davvero in porto lo diranno i prossimi mesi. Ma, come spesso accade in politica, i movimenti più importanti iniziano molto prima che qualcuno abbia il coraggio di ammetterli pubblicamente.


