Nuovo Santa Maria, la guerra Regione Comune continua

«Chi ha lasciato due project financing bocciati e chi non ha consegnato il progetto promesso non può impartire lezioni alla città»

TERNI – Sul nuovo Santa Maria non c’è atto di indirizzo che tenga. La presidente della Regione va per la sua strada, che è quella dell’apertura del cantiere nell’area di Sabbione tra cinque anni. E sul’iniziativa diAp e centrodestra, il Patto Avanti ci ricama:  «Il voto espresso in consiglio comunale da Alternativa Popolare e la sua finta opposizione di centrodestra rappresenta la rinascita di un’alleanza politica costruita non per realizzare il nuovo ospedale, ma per trasformarlo nell’ennesimo terreno di scontro contro la Regione».

«L’atto approvato non individua una procedura più rapida e non propone alcun progetto alternativo. Contiene invece accuse ridicole alla solidità tecnica del documento di fattibilità, con il quale la Regione ha messo a disposizione di tutti i ternani il confronto fra le varie ipotesi progettuali, con costi e tempi di realizzazione. Chiede inoltre documenti, partecipazione e confronto già previsti dal dibattito pubblico disciplinato dal Codice degli appalti approvato dal loro stesso Governi. Il Patto Avanti pretende trasparenza e pieno coinvolgimento della città. Ma una cosa è controllare e migliorare il percorso, un’altra è utilizzare il Consiglio comunale per costruire un potere di interdizione politica contro chi sta cercando di rimettere in moto ciò che la destra ha lasciato fermo. La destra dovrebbe ricordare cosa è accaduto nei cinque anni della Giunta Tesei. In quella legislatura sono state esaminate due proposte di project financing. La prima è stata dichiarata non fattibile nell’agosto 2023; la seconda è stata bocciata nel settembre 2024 dal gruppo interdirezionale incaricato dalla stessa amministrazione regionale. Non fu il centrosinistra a bocciare quelle operazioni, furono i tecnici e gli organismi di valutazione nominati dalla stessa Giunta Tesei.

Nel caso della seconda proposta, la bocciatura non derivò soltanto dall’insostenibilità finanziaria. Le relazioni tecniche rilevarono criticità numerose e strutturali, un livello progettuale inadeguato, il rischio imprenditoriale sbilanciato interamente sul pubblico, tempi non attendibili e problemi relativi alla costruzione accanto a un ospedale che avrebbe dovuto continuare a funzionare. Il progetto non comprendeva neppure diverse dotazioni indispensabili, come le attrezzature sanitarie, gli arredi e i moderni sistemi di logistica ospedaliera. Un esempio di incompetenza imbarazzante. L’Azienda ospedaliera avrebbe inoltre dovuto sostenere per decenni canoni da decine di milioni di euro, sottraendo risorse a medici, infermieri e prestazioni ai cittadini. Oggi gli stessi esponenti che governavano l’Umbria fingono che quelle bocciature non li riguardino e ripropongono il partenariato pubblico-privato come una scorciatoia, ignorando le ragioni tecniche e finanziarie per cui è stato respinto.

Ancora meno credibile è la propaganda di Stefano Bandecchi. Il 5 febbraio 2026 il sindaco trasformò l’Assemblea legislativa in un palcoscenico, arrivando a Perugia con una delegazione e provocando l’interruzione dei lavori. Chiese che fossero consegnati al Comune i circa 180 milioni derivanti dalla manovra fiscale regionale, sostenendo che con quelle risorse avrebbe costruito l’ospedale in quattro anni. Durante lo stesso confronto, la presidente Proietti gli chiese di predisporre un DOCFAP relativo alla soluzione di Colle Obito. Bandecchi accettò pubblicamente l’impegno e dichiarò: «Tempo un mese ed è pronto». Di quel documento promesso non è mai stata resa pubblica alcuna versione. Il sindaco non ha accelerato il percorso. Lo ha reso più conflittuale e confuso, sostituendo il confronto istituzionale con manifestazioni, insulti e ultimatum. Anche nell’ultima seduta del Consiglio comunale ha preferito definire la presidente della Regione una “bugiarda seriale” anziché presentare il progetto alternativo promesso. La differenza con il passato è semplice: oggi esiste un Documento di fattibilità delle alternative progettuali. Sono state comparate otto soluzioni considerando funzionalità sanitaria, costi, tempi, accessibilità, viabilità e aspetti urbanistici, geologici, idrogeologici e ambientali. Sabbione è risultata prima nella graduatoria tecnica, seguita da Campitello e dalla soluzione integrata di Colle Obito.

Il sito definitivo non è stato ancora scelto e proprio per questo si aprirà il confronto pubblico. Presentare Sabbione come una decisione irrevocabile è falso. Descriverla come una proposta arbitraria e priva di valutazioni è altrettanto falso. Non accetteremo che il nuovo ospedale venga sequestrato da un’alleanza tra centrodestra e Alternativa Popolare che tenta di cancellare le proprie responsabilità e di aprire l’ennesimo fronte di scontro politico. Ora servono proposte concrete, non altre conferenze stampa, altre sceneggiate e nuovi tentativi di dividere la città. Il nuovo ospedale di Terni deve diventare uno dei poli sanitari più moderni e attrattivi del Centro Italia. Il percorso va controllato, migliorato e accelerato. Non sabotato da chi ha già fatto perdere alla città cinque anni. Il nuovo ospedale di Terni deve diventare uno dei poli sanitari più moderni e attrattivi del Centro Italia. Il percorso va controllato, migliorato e accelerato. Non sabotato da chi ha già fatto perdere alla città cinque anni.

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