di Marco Brunacci
TERNI – Terni melodies.
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Uno. “Meglio lo sfascio, che il fascio”. E la missione è compiuta. Altissimi esponenti di Pd e Cgil ternani sganciavano – così narrano autorevoli vecchi militanti della sinistra – questi messaggini prima del ballottaggio. Grazie a questi voti, Bandecchi ha sconfitto il candidato del centrodestra Masselli. Oggi suona davvero curioso che il Pd a Terni si lamenti di quello che – semmai – hanno contribuito a costruire. Va anche ricordato che dall’ultimo anno della giunta Raffaelli, Palazzo Spada è stato un perenne fuoco d’artificio, come se la festa di paese durasse tutto l’anno. Con scontri di maggioranza di ogni genere. Ora a tutti gli schieramenti, centrosinistra per primo, sta di attrezzarsi per le elezioni comunali, date per imminenti (o almeno non lontane). Stavolta sarebbe indispensabile partire, non tanto dal programma, quanto dalla serietà.
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Due. A proposito di Masselli e di melodie che si ascoltano a Terni: potrebbe essere lui tra i primi candidati a sindaco in Italia a testare la reale forza della sferragliante macchina da guerra del generalissimo Vannacci. A giudicare da Terni e da tutta l’Umbria, consensi sì, almeno un po’, ma organizzazione boh.
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Tre. La Lega nella tempesta. Il lombardo Fontana contro Salvini e Pontida incombe. In Umbria ci fu uno dei successi più sonanti tra le zone a sud del Po. Ma in Umbria la Lega ha ancora tre sindaci pesanti (Foligno, Umbertide, Nocera). E in assoluto il consigliere di minoranza più vivace in Assemblea legislativa regionale, Melasecche, con progetti da candidato sindaco a Terni. Ecco perché sarà decisivo questo scorcio di stagione politica. Se Salvini viene commissariato, in qualunque maniera, dall’esercito nordista del generale Zaia, non potranno che esserci contraccolpi anche a sud del Po.
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