Trasimeno, dopo la “disfida dello spritz” tra De Luca e l’ex presidente Marini sale la preoccupazione dei sindaci

Sullo sfondo della discussione, da una parte, nello specifico, la situazione sempre più difficile dell’area del lago, dall’altra, in generale, la capacità di mixare “riforme e pragmatismo operativo” del vecchio centrosinistra di governo umbro. Il parere definitivo di un ex dirigente regionale all’assetto del territorio

di Marco Brunacci

PERUGIA – Avanti così e tra un po’ spunta la “flottiglia” a Passignano e issa la bandiera sul pontile.
Il problema: l’ottimo assessore all’ambiente, l’impareggiabile Thomas De Luca, non si arrende. Insiste nel voler proporre (farli? suvvia, siamo seri) i pannelli fotovoltaici sopra parte della superficie del Trasimeno per evitare l’evaporazione. Dimostrando che in Umbria di evaporato c’è molto altro.
Il Trasimeno è un’emergenza: il lago si sta ritraendo, -191 cm, e il livello degli interventi immaginati è anche peggiore. Merita però attenzione la disfida dello spritz tra l’ex presidente del centrosinistra storico, Catiuscia Marini, e il magico assessore attuale, De Luca.
I fatti: Marini non è stata perdonata da De Luca perchè ha detto che, dopo aver letto la sua proposta sui pannelli fotovoltaici al Trasimeno, si era meritata di prendere uno spritz.
De Luca di rimando ha annunciato di aver interpellato autorità internazionali ambientaliste, prima di fare quella che in tanti ritengono, in fondo, una battuta innocua, anche se fuori luogo vista la serietà della crisi idrica dell’area.
Ecco allora la disfida. Non per volontà di Marini, che si sarebbe già volentieri defilata, ma perchè dal Trasimeno arrivano gli sos di diversi sindaci, impressionati dall’impotenza della Regione e dell’inutilità dei dibattiti in corso.
Non è servito a chiarire il definitivo parere di un ex dirigente regionale all’assetto del territorio. Ha detto, sintetizzando: se uno pensa che in un territorio di pregio, sottoposto a vincoli paesaggistici, come l’area del lago, si possa fare quello che si fa nella baia portuale di Singapore, tra le più inquinate al mondo, o in un serbatoio artificiale coreano, deve aver subito conseguenze per il troppo sole.
Marini – interpellata – non vuol replicare, ride sorniona quando si chiede. “Tutto questo per uno spritz?”, vorrebbe concludere.
Però alla fine su un punto solo diventa seria: “Sono contenta se ci sono assessori capaci, tanto più all’ambiente, ma devo ricordare a De Luca, per amor di verità, che durante i miei mandati sono stati fatti molti atti in materia di ambiente, territorio, energia tra cui il Testo unico governo del territorio, tuttora centrale dopo più di 10 anni. E ancora: la strategia regionale per la produzione di energia da fonti rinnovabili risale al 2011 e la SEAR al 2017, così come la legge sui canoni dell’idrico vigente risale al periodo della mia
presidenza”.
Un po’ di vis polemica? Chi con la presidente ci ha discusso animatamente per anni, sa che basta insistere un po’ e alla fine viene fuori. Eccola servita: “Noi abbiamo sempre seguito le linee dell’Europa, facciamo fatica a prendere lezioni da forze politiche euroscettiche, che hanno pure sostenuto l’uscita dall’euro”.
Ma poi si stoppa subito. “Per carità, chiudiamola qui”.  E basta pure con gli spritz.
Però una verità politica viene fuori da questa discussione: il centrosinistra di governo ha sempre provato a mixare “riforme e pragmatismo operativo”, come piace dire a Marini, riuscendo o no ma provando sempre. Il Campo Largo mette insieme troppe “sensibilità”, anche in conflitto tra loro, buone per vincere elezioni, ma un ostacolo per governare.
A questo proposito: così, solo per statistica, da quando c’è l’elezione diretta dei presidenti di Regione, il bis lo hanno fatto Lorenzetti e Marini. A Palazzo Donini dovrebbero cominciare a pensarci.

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