di Vincenzo Silvestrelli*
ASSISI (Perugia) – Ottima iniziativa di Power Energia di Confcooperative che ha voluto celebrale in ventennale della sua fondazione nel 2006 con una lectio magistralis su San Francesco, un santo scomodo che si è tenuta il 23 settembre 2026 presso la Basilica Superiore di Assisi, gremitissima. E’ stato un grande successo di Confcooperative Umbria, rappresentata dal direttore Lorenzo Mariani e dal Presidente Carlo Di Somma. Erano presenti, fra le tante autorità, la presidente della Giunta regionale, Stefania Proietti e la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi, il vicepresidente della Regione, Tommaso Bori e l’assessore al Welfare, Fabio Barcaioli.
Alberto Cazzulani, presidente di Power Energia, ha voluto segnalare la vicinanza degli ideali cooperativistici a quelli di San Francesco e dunque l’opportunità di celebrare il
ventennale nella basilica superiore di Assisi. La cooperativa- ha affermato Cazzulani – non ha clienti ma relazioni e quindi vive in un contesto comunitario e, come indicato da San Francesco, non ci si salva da soli.
Il prof. Barbero ha svolto il tema chiedendosi subito per chi San Francesco fosse scomodo. Ha voluto anche segnalare le caratteriste del Santo che voleva essere
«minore», ultimo degli ultimi ma che sapeva comandare e che diede origine ad un movimento spirituale rivoluzionario che cambiò profondamente la società e riformò la Chiesa. La povertà era scomoda, all’inizio, per gli uomini di Chiesa ma poi fu subito accettata attraverso il modo di vita dell’Ordine che riavvicinò alla Chiesa i laici in una società che stava cambiando e si stava sviluppando economicamente.
Da una parte, la maggiore consapevolezza dei laici, richiedeva maggiore coerenza sul tema della povertà ed i francescani la realizzavano con il loro modo di vita, al contrario dei valdesi che si erano messi contro la Gerarchia.. Barbero ha definito Francesco, con la illustrazione specifica di molti episodi, un «rivoluzionario atipico». La sua rivoluzione fu dentro la Chiesa, non contro di essa. Non criticava i sacerdoti e i ricchi ma viveva in un altro modo, attirando con la sua predicazione folle immense e creando un ordine che divenne potente e anche ricco, ma fu, pur con umane limitazioni,al servizio dei poveri e della Chiesa. Era un uomo anche combattuto e tormentato ma unito a Dio. Singolare per esempio è il suo rapporto con la cultura, vista come pericolo ma, al contempo, necessaria ai frati per predicare.
Francesco fu scomodo principalmente per il suo ordine che, crescendo, aveva la esigenza di creare strutture e di avere frati colti che potessero insegnare nelle università e assumere ruoli ecclesiastici come avvenne ben presto.
Rese evidente, storicamente, la scomodità di Francesco per i francescani l’operazione di «riscrittura» della sua vita. Barbero ha spiegato che, circa quarant’anni dopo la morte di
Francesco nel 1260, l’Ordine decise di distruggere tutte le biografie esistenti per sostituirle con una versione unica e ufficiale: la Legenda Maior di San Bonaventura da Bagnoregio. Francesco è «scomodo» anche per noi contemporanei: non fu un dialogante moderno.
L’incontro con il Sultano durante la crociata era finalizzato a convertirlo. Tuttavia il dialogo fu rispettoso e tranquillo.
In sintesi, Barbero non ha racconta la storia di un santo da cartolina, ma di un uomo che, con la sua radicalità e la sua umanità imperfetta, rimane una figura affascinante e
profondamente «incisiva». Emerge la profonda stima dello storico per la capacità della Chiesa di riformarsi e di comprendere come affrontare i nuovi problemi per mantenere la fedeltà al messaggio evangelico.
Anche l’icona moderna di Francesco ha basi storiche ma il vero santo è una figura così autentica che sfugge sempre ad un incasellamento e che, anche oggi, è capace di dire qualcosa di nuovo.
*presidente associazione EticaMente


