L’assessora prova a spiegare perché Terni è rimasta fuori dalla prima finestra dei 6 milioni regionali. Ma nel tentativo di difendersi finisce per confermare il problema: il Comune non era nelle condizioni di utilizzare quelle risorse. E quella è una responsabilità politica.
TERNI – Prima «mancano i requisiti». Poi, però, scopriamo che è stata una scelta. La risposta dell’assessora alla Scuola, Tiziana Laudadio sulla mancata partecipazione del Comune di Terni alla prima finestra del bando regionale per gli asili nido sembra avere qualche difficoltà a tenere insieme le due versioni. Il titolo del comunicato del Comune è categorico: «Nessuna rinuncia, mancano i requisiti». Nel testo, però, la stessa assessora afferma: «Abbiamo deciso di non gravare sul bilancio del Comune».
Delle due l’una. Se mancavano i requisiti, il Comune non poteva partecipare. Se invece si è deciso di non partecipare perché l’attivazione di nuovi posti avrebbe comportato maggiori costi di personale, siamo di fronte a una precisa scelta amministrativa e politica.
Legittima, naturalmente. Ma sempre una scelta.Laudadio spiega che i fondi regionali servono a sostenere i nuovi posti e ad abbattere le rette, mentre il personale necessario per garantirli rimarrebbe a carico dell’ente. È un’obiezione che ha una sua logica contabile.
Ma è proprio qui che nasce la domanda politica. A cosa dovrebbe servire un’amministrazione, se non a programmare per riuscire a cogliere le opportunità di finanziamento quando arrivano? Perché mentre Terni spiega perché non poteva o non conveniva partecipare, dalla Regione arrivano numeri piuttosto eloquenti: la prima finestra ha raccolto 260 richieste dai Comuni umbri per l’attivazione di nuovi posti. Evidentemente qualcuno le condizioni per provarci le ha trovate.
C’è poi il capitolo dell’esternalizzazione. Laudadio sostiene che per i nidi destinati alla concessione la domanda dovrà essere presentata dal nuovo gestore già insediato. Anche prendendo per buona questa ricostruzione, resta una domanda semplicissima: perché Terni è arrivata all’apertura del bando regionale mentre la riorganizzazione dei propri nidi era ancora in mezzo al guado? Perché proprio oggi il Comune annuncia la gara per affidare a privati Via Cadore e Peter Pan, mentre la prima finestra regionale si è già chiusa.
Insomma, più che smentire le critiche, il comunicato sembra descrivere un Comune che si è fatto trovare nel momento sbagliato: senza i nuovi posti programmati, con il problema del personale e con due strutture ancora da affidare. E allora forse il problema non è stabilire semanticamente se si possa utilizzare la parola “rinuncia”. Il dato concreto è molto più semplice: alla prima finestra Terni non ha presentato domanda. La Regione aveva messo sul tavolo risorse per aumentare i posti negli asili nido. Molti Comuni umbri hanno presentato le proprie richieste. Terni no. Laudadio assicura che a dicembre arriverà una seconda possibilità.
Ce lo auguriamo. Ma a quel punto, invece di un altro comunicato per spiegare perché non si poteva fare, sarebbe decisamente più interessante vedere finalmente Terni presentare la domanda.


