Contrordine compagni: la rivoluzione della Ztl è rimandata

«Varchi spenti per sei mesi a partire da settembre», aveva promesso il sindaco Bandecchi. Commercianti furiosi

TERNI – «Con la Ztl chiusa non si lavora, ma ecco settembre: cambia tutto».  Manco per sogno. Settembre è iniziato ma Palazzo Spasa evita di affrontare il tema dell’apertura della Ztl, che per stessa ammissione del sindaco, nell’immediato è l’unico toccasana per i negozi del centro. E’ da luglio che Bandecchi promette di spegnere i varchi per sei lunghissimi mesi. Le ragioni, due soltanto: perché per lui la Ztl a Terni non ha davvero ragione di esistere; perché le poche attività del centro sopravvissute alla crisi risentono della concorrenza dei grossi insediamenti commerciali tutt’attorno.  «Terni si è russificata. Sembra di stare a Mosca», ha tuonato Bandecchi a reti unificate Instagram e in diretta streaming dalla sala del consiglio comunale, indicando gli innumerevoli insediamenti nella semiperiferia. «Se davvero vogliamo fare qualcosa per i negozi del centro – ha detto chiaro e tondo – dobbiamo eliminare la Ztl». Facevano 40 gradi all’ombra, quando ha messo a confronto la comodità di fare shopping in un centro commerciale e l’assurdità di attraversare a piedi le piazze Europa e della Repubblica, bollenti, per fare qualche piccolo acquisto. «Ovvio che quando fa troppo caldo la gente si rifugi nei centri commerciali dove c’è l’aria condizionata». Quindi – il ragionamento di Bandecchi – è che va data la stesa possibilità ai negozi del centro: devono essere raggiunti in auto.

«Una dichiarazione d’amore». I titolari delle attività economiche la hanno interpretata come una vera e propria dichiarazione d’amore. «Perché – spiegano – ormai serviamo solo i residenti. Troppo complicato e costoso lasciare l’auto chissà dove, a pagamentofuori dalla Ztl, per vedere qualche vetrina.  I suggerimenti del comparto tanti: spegnere i varchi dalla mattina alla sera e  creare parcheggi a tempo; ridisegnare le aree pedonali; aumentare i controlli: aprire la Ztl anche solo dalle 17 in poi. La risposta: il silenzio. Troppe beghe e soprattutto un costo spropositato per il Comune. Già con l’apertura sperimentale del venerdì, sabato e domenica introdotta due anni fa, Terni Reti avrebbe perso circa 200mila euro di entrate. Insomma, aprire anche solo un’ora in più avrebbe un impatto importante.

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