Calenda interroga il governo Meloni e chiede di affrontare il nodo delle tariffe elettriche
TERNI – Sui costi energetici che penalizzano la produzione di Ast, interviene Carlo Calenda. Deposita in Senato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro delle Imprese e del made in Italy . Calenda, chiede al Governo di chiarire quali strumenti statali intenda attivare nell’immediato per abbattere il divario dei costi energetici che soffoca AST, evitando che l’Accordo di Programma scarichi le responsabilità solo sulla Regione e scongiurando l’ipotesi inaccettabile dello smantellamento dell’area a caldo a favore di bramme d’importazione. «Allo stesso tempo – sollecita Michele Pennoni, segretario provinciale di Azione – la Regione Umbria deve fare fino in fondo la propria parte attivando rapidamente gli strumenti di sua competenza sulle concessioni idroelettriche: né lo Stato né la Regione possono usare reciproci alibi di fronte alla tenuta produttiva e occupazionale del nostro territorio».
Il segretario di Azione, vuole conoscere il calendario degli impegni (di competenza statale) che il Governo intende attivare, in modo da assicurare allo stabilimento di Terni condizioni di approvvigionamento energetico comparabili a quelle dei concorrenti europei nel periodo che precede il 2029. Calenda chiede «quale sia lo stato della notifica alla Commissione europea del credito d’imposta per le acciaierie a forno elettrico, quali tempi si prevedano per la sua piena operatività e se siano allo studio misure-ponte». «Quali misure strutturali il Governo intenda adottare per l’intero comparto siderurgico al fine di ridurre il divario di prezzo dell’energia rispetto ai concorrenti europei, con riguardo al disaccoppiamento tra prezzo del gas e dell’elettricità, ai contratti di fornitura pluriennale per gli energivori strategici e alla valorizzazione della capacità idroelettrica pubblica. Se il Governo intenda sostenere in sede europea l’anticipazione dell’estensione del CBAM ai semilavorati di acciaio inossidabile e la rapida adozione degli atti delegati sulle importazioni a rischio di elusione. Soprattutto se intenda escludere espressamente, tra le soluzioni prospettabili per la crisi di competitività di AST, lo smantellamento dell’area a caldo e la sua sostituzione con bramme di importazione, che trasferirebbe altrove l’impatto ambientale della produzione, aggravando la dipendenza strategica della filiera nazionale ed europea».


