AU. PROV.
TERNI – Il grido d’allarme di Arvedi AST sui costi dell’energia trova la sponda dell’intero mondo del lavoro. Per le sigle sindacali, il Gruppo Arvedi ha ragione da vendere nell’evidenziare che un’industria siderurgica italiana non può sostenere costi dell’energia significativamente superiori a quelli dei principali concorrenti europei. Un divario che impone risposte concrete a un problema che da anni penalizza la competitività dell’industria italiana.
Con Arvedi AST, le rappresentanze dei lavoratori chiedono quindi che il tema del costo dell’energia venga affrontato rapidamente, individuando soluzioni in grado di garantire alle imprese italiane condizioni competitive rispetto agli altri Paesi europei.
I sindacati temono che il permanere di questo divario possa penalizzare una realtà occupazionale di oltre 3.500 addetti, indotto compreso. Arvedi AST conta oltre 2.550 lavoratori tra dipendenti diretti e somministrati, ai quali si aggiungono circa 1.000 lavoratori delle imprese dell’indotto. Un sito siderurgico che ha beneficiato negli ultimi anni di importanti investimenti, ma che continua a soffrire il peso dei costi energetici.
«Ci troviamo ad operare in un mercato europeo caratterizzato da forti distorsioni concorrenziali – ha dichiarato l’ad Dimitri Menecali – e da una sostanziale discriminazione nei confronti dei produttori italiani».
Tra le misure previste dall’Accordo di programma, firmato l’11 giugno 2025, c’è l’accesso a una quota dell’energia idroelettrica prodotta in Umbria dalla centrale di Galleto a condizioni competitive. Il Gruppo Arvedi ha portato avanti oltre 500 milioni di euro di investimenti, anticipando significativamente anche le tempistiche previste dall’Accordo di programma. Ora spetta alle istituzioni, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità, dare piena e tempestiva attuazione agli impegni assunti e individuare le soluzioni necessarie per salvaguardare la competitività, la produzione e l’occupazione di Arvedi AST


