Il patriarca Pizzaballa ha visitato il carcere di Spoleto. «Dobbiamo ripartire dall’umanità e dall’ascolto»

Il cardinale: «Anche qui ho incontrato tanta umanità e questo lo racconterò a Gerusalemme»

SPOLETO (Perugia) – Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, in visita a Spoleto. Il primo appuntamento mercoledì 23 settembre è stato in Piazza XX Settembre, presso la Casa di San Giuseppe delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto, dove vivono 22 religiose anziane o malate, che hanno speso una vita a portare la misericordia di Dio in varie zone dell’Italia e nelle terre di missione.Accompagnato dall’arcivescovo Renato Boccardo, dal pievano della pievania di S. Ponziano don Pierluigi Morlino e dal cappellano del carcere di Spoleto padre Marco Antonio Maria Uras, ofm, il Porporato ha celebrato la Messa nella festa liturgica di S. Pio da Pietrelcina. Appena giunto in Casa S. Giuseppe, accolto dalla superiora suor Giovanna De Gobbi, ha salutato la più anziana della comunità, suor Prosperina di 104 anni, mentre un’altra religiosa, suor Santina, gli ha mostrato un pieghevole del rosario dove c’è la foto proprio di Pizzaballa: «Ogni giorno prego per lei e per la sua missione», è riuscita dire con un filo di voce.
Nell’omelia Pizzaballa, commentando il Vangelo di Luca del giorno dove Gesù diede ai Dodici forza e potere sui demòni e la possibilità di guarire le malattie, ha detto: «In Terra Santa se vuoi decidere le sorti della popolazione devi essere forte e avere soldi. Gesù invece dà forza e potere a coloro che sono miti, beati perché erediteranno la terra. Non si impongono, non hanno risorse, ma entrano nel cuore degli uomini, portano nella vita delle persone conforto e consolazione: ed è questo che come Chiesa cattolica facciamo in Israele, Palestina, Giordania e Cipro.  Soprattutto in Israele e Palestina testimoniamo che la forza di cui c’è bisogno viene unicamente dalla relazione con Dio e non dall’imposizione di una linea e da un’idea particolare di pace. Il vostro Istituto, fondato dal beato Pietro Bonilli, è nato per andare, sostenere, aiutare le realtà povere, portare la forza e il potere che vengono da Dio. Gesù ci dice: siate liberi, se non vi accolgono andate avanti e non preoccupatevi dei numeri. Questo facciamo in Terra Santa, testimoniamo nella semplicità, con la nostra mitezza e con la nostra libertà, la forza ricevuta da Dio, consapevoli che la preghiera dei poveri arriva a Lui». Al termine della Messa, il card. Pizzaballa ha salutato tutte le religiose, intrattenendosi con loro a colazione. Lasciata Casa S. Giuseppe, il Porporato è stato accompagnato dall’Arcivescovo in visita nella Cattedrale. Mons. Boccardo, brevemente, gli ha illustrato la storia del Duomo e Pizzaballa è rimasto particolarmente colpito dalla storia della Santissima Icone e dalla presenza della Lettera autografa di S. Francesco a Frate Leone.
Visita al Carcere di Spoleto. Alle 9.30 il Cardinale ha fatto ingresso nel Carcere di Spoleto. Accolto dalla direttrice Bernardina Di Mario, dal Comandante della Polizia Penitenziaria Pierpaolo Milanese, dai magistrati di sorveglianza, dagli educatori dell’area educativo-trattamentale, dai membri della Cappellania, dal direttore della Caritas diocesana Vincenza Campagnani e da vari volontari, si è recato nella direzione per un confronto. «È un onore averla qui tra noi», ha detto la direttrice Bernardina Di Mario. «Lei viene dalla Terra Santa, cuore della fede, ma oggi terra di dolore e morte. La sua presenza è importante e questo ricordo lo porteremo per sempre con noi. Il nostro lavoro è complesso e richiede sacrificio e umanità: certamente lei ci darà la forza per andare avanti». Il Cardinale ha così risposto. «Non sono abituato ad entrare nelle Carceri italiane, comunque è sempre bello e interessante. Da 40 anni vivo in Terra Santa e ultimamente siamo dentro ad un periodo di grande dolore, dove odio e rancore sono il comune denominatore. Noi dobbiamo tenere accesa la fiamma della fiducia, un po’ come avviene in Carcere. Dobbiamo ripartire dall’umanità e dall’ascolto: trovare questo equilibrio non è sempre semplice, ma è importante mettersi in gioco sempre. Mi diceva padre Marco Antonio, cappellano del Carcere, dei gesti di solidarietà dei detenuti per i bambini di Gaza: grazie. Questo è un bel segno di umanità che viene da questo luogo di fatica, di dolore e di solitudine». Pizzaballa, poi, ha incontrato tre gruppi di detenuti nella chiesa interna del Carcere: hanno dialogato, pregato, condiviso esperienza di vita.
«Siamo lieti di accoglierla qui – ha detto padre Marco Antonio Maria Uras – nella nostra Cappella. La sua visita è un segno di rinascita e speranza. Il Carcere è un ambiente complesso e per nulla facile, ma ce la mettiamo tutta grazie al supporto della direzione, dell’area educativo-trattamentale e della Polizia Penitenziaria. Da questo Carcere è partita una catena di carità per Gaza che lei riceverà e porterà ai bambini di Terra Santa: questo è molto bello e significativo».«Oggi qui si incontrano due sofferenze – ha detto l’arcivescovo Boccardo – che sanno custodire la speranza: quella delle persone di Terra Santa provate dalla guerra e voi che vivete qui e avete la libertà limitata a causa del male commesso. Ricominciare è il verbo più urgente da declinare: è possibile guardare avanti, è ancora possibile fare qualcosa di bello, è possibile continuare a camminare. Grazie Eminenza, porti ad entrambe le popolazioni della Terra Santa il nostro saluto e la nostra preghiera».Alcuni detenuti hanno dedicato al Cardinale delle poesie su S. Francesco, un altro lo ha omaggiato cantando il Cantico delle Creature, altri gli hanno donato una croce pettorale in legno (che Pizzaballa ha subito indossato) e alcuni un libro scritto da loro dal titolo “Dialogo fra Santi e peccatori”. Al Patriarca è stata anche consegnata una busta con dei soldi dentro: si tratta del ricavato dei lavori artigianali dei detenuti, esposti e venduti al mercatino di Natale 2025 a Montefalco. «Loro con questo gesto – ha sottolineato la Di Mario – hanno guardato oltre le sbarre, non si sono chiusi nella loro storia. Delle persone che hanno sbagliato hanno voluto compiere un gesto di pace umile». Un detenuto, a nome di tutti, ha detto: «Anche dietro le cancellate nessuno è dimenticato agli occhi di Dio. E la sua visita è per noi un importante segno di speranza. Anche quando tutto sembra spezzato, l’essere umano non è fatto per le armi ma per la pace. E noi qui lo sappiamo bene, dove riceviamo amore nonostante le ferite provocate». Il Cardinale si è quindi così espresso: «Grazie per la vostra accoglienza, anche qui ho incontrato tanta umanità e questo lo racconterò a Gerusalemme e dirò che voi avete pensato ai nostri bambini. Ciò non è scontato, anzi vi dico grazie del tempo dedicato alla realtà di Terra Santa: anche in Carcere c’è la luce della speranza».

L’ex chiesa del Carmine diventa un auditorium da 99 posti (anzichè 180)

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