Le forze politiche, l’azienda e i sindacati inistono sull’utilizzo delle risorse idroelettriche del territorio
TERNI – Il risvolto del tavolo al Mimit, è il ruolo della Regione. L’azienda, le forze politiche, i sindacati chiedono che Palazzo Donini utilizzi al meglio le ridorse idrioelettriche del territorio. Senza tergiversare. Perchè una risposta immediata può errivare solo da un utilizzo diretto delle centrali della Valnerina. «Il fatto che il ministro Urso abbia voluto avviare personalmente il monitoraggio dell’Accordo di Programma su Ast Terni è un segnale politico preciso: il Governo non si limita a firmare gli accordi, ma ne segue l’attuazione e pretende che gli impegni vengano rispettati. Ast è un pezzo della siderurgia italiana – afferma il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Emanuele Prisco – un patrimonio industriale strategico per l’Umbria e per l’intera Nazione. Per questo il Governo sta accompagnando da vicino il percorso di rilancio verificando passo dopo passo il rispetto degli obiettivi. Il monitoraggio avviato oggi significa intervenire dove necessario e fare in modo che gli impegni assunti si traducano concretamente in investimenti, lavoro e sviluppo. È importante che l’incontro di oggi impegni tutte le istituzioni interessate e coinvolga le organizzazioni sindacali e l’azienda per una rapida messa a terra ed esecuzione dell’accordo di programma. Una politica industriale seria si misura sulla capacità di sostenere i territori, proteggere le filiere strategiche e creare le condizioni per una crescita duratura».
«Dopo anni di incertezza – evidenzia il presidente della Commissione Lavoro del senato, Franco Zaffini – c’è un Governo che sceglie di esserci, di assumersi le proprie responsabilità e di accompagnare il rilancio di Ast fino alla sua piena realizzazione. Non basta sottoscrivere un accordo, è necessario seguirne concretamente l’attuazione, verificando il rispetto degli obiettivi e del cronoprogramma». Per i sindacati occorre più che mai accelerare: «L’azienda sta mantenendo gli impegni assunti sia per quanto riguarda la salvaguardia occupazionale, sia sul fronte degli investimenti, non solo industriali ma anche e soprattutto ambientali. Tuttavia resta il nodo dell’energia. Il costo deve essere reso competitivo e stabile nel tempo.
Dice l’assessore allo svoluppo economico del Comune di Terni, Sergio Cardinali: «Siamo di fronte a quello che può diventare un vero new deal per il manifatturiero e per la città di Terni. Investimenti industriali, decarbonizzazione, efficientamento energetico, recupero ambientale e nuove prospettive energetiche possono finalmente essere ricondotti dentro un unico progetto di sviluppo. Il punto decisivo rimane il costo dell’energia. Senza una soluzione strutturale, proprio questo fattore rischia di compromettere gli investimenti realizzati e quelli programmati. Ed è anche su questo terreno che l’amministrazione comunale ha posto con forza la questione energetica ternana, andando oltre la singola vertenza Ast. Perché l’energia a costi competitivi serve alla siderurgia, ma serve anche alla chimica, all’artigianato, alle piccole e medie imprese e a tutto quel sistema manifatturiero che rappresenta ancora una componente fondamentale dell’economia della città. La Regione ha illustrato l’ipotesi di una società a maggioranza pubblica, con un socio operativo privato e la possibile partecipazione degli energivori, insieme a strumenti quali quote di produzione riservate e contratti energetici di lungo periodo. Ma Ast e il sistema produttivo ternano non possono aspettare il 2029. Il Comune chiede quindi che si lavori da subito a una soluzione transitoria sul costo dell’energia e sui rottami di ferro e, contemporaneamente, a una strategia strutturale, coinvolgendo il Governo e la Commissione europea per individuare gli strumenti compatibili con le regole comunitarie».












