TERNI – La nota del Patto Avanti di Terni dopo il consiglio comunale di ieri e le decisioni su asili e lavoratori: «Mentre mette in scena un imbarazzante balletto di poltrone, la maggioranza del Comune di Terni rinuncia ai servizi per l’infanzia. Ieri, infatti, è stato approvato, con 18 voti favorevoli, l’affidamento in concessione per tre anni della gestione degli asili nido comunali: due strutture realizzate e riqualificate con risorse pubbliche che il pubblico rinuncia a gestire. Nel frattempo, il Comune di Terni non ha nemmeno partecipato al bando regionale da 6 milioni di euro, destinato a finanziare 560 nuovi posti negli asili nido pubblici, perché non disponeva del personale necessario e non voleva assumere nuovi costi strutturali. Uno schiaffo ai cittadini ternani, in un momento di enorme difficoltà per le famiglie e per i lavoratori che richiede istituzioni vicine e attente alle esigenze di chi non ce la fa. Siamo sicuri che il problema sia davvero il personale? O il problema è la scelta politica di non investire nel servizio pubblico?
Bandecchi sostiene che circa 600 dipendenti comunali siano troppi, ha annunciato che circa 200 lavoratori che andranno in pensione non saranno sostituiti e ha affermato che con 400 dipendenti il Comune potrebbe funzionare “alla grande”. Ma allora perché gli stessi documenti del Comune redatti dal controllo di gestione parlano di carenza di personale e proprio l’insufficienza dell’organico viene utilizzata per giustificare il ricorso al privato nella gestione degli asili? Perché questa Giunta ha scelto di assumere operai e comprare macchinari per internalizzare le manutenzioni stradali, un modello che ha prodotto finora risultati pressoché nulli, mentre quando si parla di servizi educativi e del futuro dei nostri figli, improvvisamente assumere personale diventa impossibile? E soprattutto: se oggi il costo del personale viene descritto come insostenibile, perché all’inizio del mandato Bandecchi ha scelto di reintrodurre al vertice dell’amministrazione comunale la figura del direttore generale, che mancava da circa dieci anni, con un costo di circa 200 mila euro l’anno? Dopo tre anni, quali risultati concreti e misurabili ha prodotto quella scelta per la città? Insomma, quando si parla di lavoratori e servizi educativi, il personale diventa improvvisamente un costo da tagliare. Intanto per alti dirigenti, nuovi assessori e nuovi equilibri di Palazzo i soldi si trovano sempre.
Ed è proprio sugli equilibri di Palazzo che quanto accaduto in Consiglio assume un significato ancora più grave. Alla prima chiama la maggioranza che sostiene Bandecchi non aveva i numeri per aprire la seduta. Alla seconda sono state le presenze di Masselli, Orsini e Ferranti dai banchi dell’opposizione a garantire il numero legale, mentre i quattro consiglieri del neonato gruppo “Con Bandecchi per Terni” erano ancora fuori dall’aula dopo il colloquio con il sindaco. Masselli può anche votare contro una volta che la maggioranza è tornata autosufficiente, ma il fatto politico rimane: nel momento decisivo, quando Bandecchi non aveva i numeri, la sua presenza ha contribuito a tenere in piedi il Consiglio. Chi rivendica un’opposizione senza compromessi dovrebbe praticarla soprattutto quando serve davvero. Quanto al nuovo gruppo “Con Bandecchi per Terni”, per ora non abbiamo visto una nuova proposta politica per la città, ma ultimatum, prove di forza sul numero legale e una partita tutta interna agli equilibri della maggioranza. Prima va a colloquio con il sindaco, poi rientra in aula e consente alla maggioranza di privatizzare la gestione degli asili nido. La contraddizione ormai è evidente: per gli equilibri di Palazzo, gli incarichi e le figure apicali le risorse si trovano. Quando invece si parla di lavoratori, educatrici e servizi per l’infanzia, il personale diventa un costo da tagliare. Noi pensiamo esattamente il contrario: Terni ha bisogno di una maggioranza che governi la città, non di una che passa il tempo a governare sé stessa».


