PERUGIA – Umbria 5%, Marche 40%. Basta il confronto tra due regioni confinanti per fotografare la situazione delle scuole umbre di fronte a estati sempre più lunghe e a temperature elevate che ormai interessano anche i mesi di lezione.
A mettere nero su bianco i numeri è “L’estate addosso – Caldo, scuole e apprendimento nell’Italia che si riscalda”, rapporto pubblicato nel giugno 2026 dal think tank Tortuga.
Secondo lo studio, l’Umbria è, insieme a Piemonte e Basilicata, tra le regioni italiane con la minore diffusione della climatizzazione negli edifici scolastici: soltanto circa il 5% risulta dotato di aria condizionata. La media nazionale è intorno al 10%, mentre nelle vicine Marche la percentuale raggiunge circa il 40%, il valore più elevato rilevato dal rapporto.
Un confronto impressionante: la percentuale marchigiana è circa otto volte quella umbra.
Il caldo entra ormai anche a scuola
Il problema non riguarda più soltanto luglio e agosto. Il rapporto evidenzia come le temperature elevate interessino ormai anche giugno e settembre, quindi periodi nei quali studenti e insegnanti sono regolarmente in aula.
Nei comuni italiani con almeno 20 mila abitanti, nel quinquennio analizzato si contano in media 12 giorni con temperature massime superiori ai 26 gradi nell’ultimo mese di scuola e quasi 9 nella seconda metà di settembre.
E il caldo in classe non è soltanto una questione di comfort. Gli studi richiamati da Tortuga evidenziano effetti negativi delle alte temperature sulla concentrazione, sulla memoria e sull’attenzione, con conseguenze sulla capacità di apprendimento degli studenti.
Secondo una delle ricerche analizzate nel rapporto, inoltre, la presenza dell’aria condizionata sarebbe in grado di ridurre in maniera significativa l’impatto negativo delle alte temperature sull’apprendimento.
Umbria 5%, Marche 40%
È proprio il confronto con le Marche a rendere particolarmente evidente il dato umbro.
Tortuga ipotizza che l’elevata presenza di impianti nella regione confinante possa essere legata soprattutto alla ricostruzione successiva al terremoto del 2016, che ha comportato il rifacimento di numerosi edifici scolastici. Gli stessi autori precisano che si tratta dell’ipotesi ritenuta più solida per spiegare il dato marchigiano.
Resta però la fotografia dell’Umbria: circa il 5% di edifici scolastici climatizzati, contro una media italiana intorno al 10% e il 40% delle Marche.
Un divario che pone una questione concreta: quanto è preparato il patrimonio scolastico umbro ad affrontare un clima che sta cambiando?
Temperature in aumento
Il problema, infatti, rischia di diventare sempre più evidente. Secondo l’analisi di Tortuga, negli ultimi 25 anni le temperature massime nei mesi estivi sono aumentate mediamente di circa mezzo grado ogni dieci anni e il fenomeno interessa tutte le province italiane.
Le proiezioni del rapporto indicano inoltre che maggio e settembre potrebbero assumere progressivamente caratteristiche climatiche oggi tipiche dei mesi estivi. La risposta, secondo gli autori, non dovrebbe essere quella di allungare ulteriormente le vacanze, ma di adattare gli edifici scolastici al nuovo clima.
E non significa necessariamente riempire tutte le scuole di condizionatori. Tra gli interventi indicati ci sono pompe di calore reversibili, sistemi di ventilazione, schermature solari, isolamento termico, alberature e protezioni delle finestre.
Il punto di partenza dell’Umbria, però, resta difficile da ignorare: 5% contro il 40% delle vicine Marche.
Con settembre sempre più caldo e migliaia di studenti pronti a tornare sui banchi, il tema non riguarda più soltanto il futuro. La domanda per Regione ed enti locali diventa quindi molto concreta: esiste un piano per adeguare le scuole umbre a temperature che stanno già cambiando?


