di Marco Brunacci
PERUGIA – Sarà stangata nei secoli dei secoli, amen. La presidente Proietti stavolta almeno ha fatto chiarezza: l’Umbria è la prima Repubblica socialista sovietica delle tasse, in attesa che il Campo largo vinca anche in Italia, e – come ha anticipato Schlein a Foligno – applichi il programma umbro al resto del Paese.
Nel giro che Umbria7 ha atteso terminasse – dall’iniziativa della Uil, all’intervento del presidente Urbani (Confindustria) alle ragionevoli obiezioni del renziano Gnagnarini – Proietti è stata presente e ha ribadito che la scelta delle tasse è stata così immotivata, che non c’è motivo di ritirarla.
La scelta della Regione di stratassare imprese e cento medio è irreversibile. Il modello del Patto Avanti è quello del vecchio “tassa-e-spendi” che sembrava superato. Non lo è. Anzi probabilmente è il futuro.
La Uil è stata brava a mettere al centro la questione tasse. Chiedere però l’intervento della Proietti – come notato, usando altre parole, dal consigliere di opposizione Nilo Arcudi (Umbria civica) – è stato come affidare al Conte Dracula le donazioni del sangue. Avventato. Almeno la Uil può permettersi di smarcarsi così dagli altri due sindacati, palesemente affini al governo regionale, la Cgil per ideologia, la Cisl per amicizia.
Non ha avuto più fortuna il presidente di Confindustria Urbani, con la sua ultima dichiarazione. E’ intervenuto il sindaco-presidente Bandecchi per sottolineare che all’incontro di Terni, Proietti “si è dimenticata di dire agli industriali che è lei ad aver aumentato l’Irap”. Bandecchi ha i suoi motivi per concludere che “si vergogna della politica umbra”.
Ma l’impagabile renziano Gnagnarini, che volentieri Umbria7 ospita, è stato il più resiliente: per l’ennesima volta ha spiegato che, ammesso che ci sia stata un’emergenza di bilancio, adesso l’aumento delle tasse va stoppato.
L’emergenza non c’era, non c’era nessun buco di bilancio, come attestato dalla Corte dei Conti, non c’era alcuna intenzione di dare soldi alla sanità ma si trattava solo di vampirizzare gli umbri con una manovra che serviva ai vari assessori alla spesa di poter adempiere agli obblighi che si erano accollati con i loro elettori in campagna elettorale. Obblighi costosi, evidentemente, in seguito a promesse che possono esser considerate sciagurate dai cittadini che oggi devono saldare il conto.
Si ricorda che il presidente Pd della Puglia, Decaro, si è scusato con i suoi cittadini per aver dovuto aumentare la tassazione a causa del buco (laggiù vero) della sanità e ha promesso che sarà per il periodo più breve possibile.
In Umbria è tutto palesemente diverso: la Regione se ne fa un vanto di aver appioppato la stangata. Una furbata riuscita. E niente lascia immaginare una via di uscita.
Nessuna speranza per i cittadini e le imprese chiamate a pagare il conto. Con una certezza, che deriva dalla storia recente: nonostante i soldi distribuiti dalla Regione con varie motivazioni a chi vuole e le assunzioni in posti che non servono, anche chi non paga direttamente l’aumento delle tasse avrà riflessi negativi. A partire dalle fasce più deboli.


